Busker come modello di decrescita felice #Macao

Primo: dove cazzo sono finito? La Franca mi parcheggia sempre negli spazi occupati; sai, non le piace che giro per casa in mutande, dice che sporco…

A Milano ci sono oltre  5.000 alloggi pubblici sfitti, uno di questi è Torre Galfa, 33 piani disabitati tra via Galvani e via Fara in un surrogato di grattacielo international style per italiani arricchiti negli anni ’50. Siccome in periferia la rivoluzione non ha successo si è scelto di occupare un palazzo il più vicino possibile all’area C. Qui la primavera milanese non verrà ignorata. Infatti c’erano tutti quelli che contano, con le reflex digitali puntate verso i propri piedi, nella parte dei rivoluzionari contro un mondo finanziario a loro ostile: stavano occupando un intero palazzo, click. Con il placet di Dario Fo e Daria Bignardi, che restituiscono a radical chic il significato originario, l’intera Torre era loro, click. I giovani creativi precari, dal primo momento in cui avevano poggiato la borsa in pelle a terra, avevano passato il tempo nell’unico modo in cui si sentono occupati: in assemblea permanente, doppio click.

Le assemblee sono aperte a tutti. C’è gente seduta in cerchio che prende la parola con proposte in nome di quel “bene comune” in perenne ricerca di un prefisso invulnerabile: “acqua”, “cultura”, “spazio-cittadino”, eccetera. Uno scudo alzato contro la destra ignorante e priva di idee, quella che a loro preferisce le banche. Il primo provvedimento, dopo ore di discussione, è rinominare Torre Galfa, che trasuda capitalismo, in un più simpatico ed equo-solidale Macao. Molto meglio no?

Spettacolo culturale serale a Macao

A Macao prendono parola docenti e studenti di Politecnico, Naba, Ied, Brera, tutti d’accordo sull’abbandonare gli scomodi edifici in cui fanno lezione per trasferirsi in un comodo palazzo semidistrutto, senza (pagare) l’ elettricità e senza riscaldamento. Chissà che inverno. “Ah che scomodo il Politecnico, con quell’aria da campus americano. Eh sì sì, e non sai che scomoda e ultracapitalista è la Naba, con quella retta poi, ma come si fa a far cultura in quei postacci?”. L’aria di rinnovamento potrà pur essere gelata, ma quanto è cool un intero palazzo? E poi l’inverno è lontano, avranno pensato. Una intera torre è meglio degli squat di Berlino, Parigi, Barcellona messi insieme. “Finalmente!”, si saranno sfregati le mani gli hipster, “anche per noi un posticino trendy che ci spetta di diritto”. Dopo ore di assemblee e discussioni su “future strategie” e orticelli mai nati (avevano iniziato a zappare, ma con tutto quel parlare non è nato niente), ecco il secondo provvedimento: ci si accorge “presto” che “tutto ciò che serve a Macao è già dentro a Macao.” Meglio così, si fa prima.

Cosa c’è dunque dentro Macao? Ma ci sono loro, i lavoratori dello spettacolo. E poi c’è la musica, i canti popolari, i tamburelli, l’immancabile giocoleria. Sono gli strumenti del mestiere: è cultura. Nonostante le giovani promesse e le numerose valide proposte l’utopia di una comune è durata una decina di giorni. Poi è arrivata l’ordinanza di un sindaco insensibile, Giuliano Pisapia, un vero orco. Un bruto che ha sgomberato con la polizia i giovani e loro buoni propositi; come un bulletto che tira calci ai castelli di sabbia di un bambino. Ma come si permette, fa lo sbruffone coi loro voti, che irriconoscente! Il sindaco orco ha subito proposto un nuovo spazio, ma i creativi hanno bisogno di tempo per decidere, sono diffidenti. Sarà l’argomento delle prossime assemblee.

Quanto mi sento figa, questa sì che è cultura

Perché scacciarli? Il posto non è loro e il legittimo proprietario per dispetto se lo vuole riprendere e ristrutturare in tempo record. Ma questi ragazzi in fondo cosa chiedono, chi sono? Sono precari, e non vogliono che la cultura diventi business perché alla parola “profitto” preferiscono la parola “gratuito” – sopratutto quando sono loro a non dover pagare. Invece “salario” rimane, almeno nel vocabolario dei giovani creativi. È anzi la sua assenza nei loro conti in banca il motivo di tante proteste. Dicono: “A questa logica per cui la cultura è sempre più condannata ad essere servile e funzionale ai meccanismi di finanziarizzazione, noi proponiamo un’idea di cultura come soggetto attivo di trasformazione sociale, attraverso la messa al servizio delle nostre competenze, per la costruzione del comune.” Parlano così per illudersi di pensare qualcosa. Non è chiaro chi dovrebbe pagare per permettere lo Yoga, il giardinetto bio, la lanterna magica; perfino l’elettricità per far funzionare i loro Ebook (precari quanto vuoi, ma targati Apple). Loro non faranno pagare il biglietto. Rimane da capire se avranno un pubblico o se faranno entrambe le parti: performer e audience. In America i giovani sognano startup di successo, in Italia siamo ai busker come modello di decrescita felice. Auguri.

Torniamo allo sgombero. Quando l’orco Pisapia chiede timidamente loro di spostarsi all’ex Ansaldo in zona Tortona loro rispondono piccati: “Stiamo cercando con i nostri corpi di difendere la carta costituzionale, e ci è arrivato addosso il potere diretto del capitale finanziario attraverso gli organi dello stato“, applausi. “Siete ancora un po’ indietro nel pensare e nell’usare gli stessi meccanismi di coloro che volete e avete combattuto, non si possono usare gli stessi meccanismi, bisogna utilizzare altri modi”, applausi.

Ci sono oltre 5000 alloggi pubblici sfitti a Milano. Ma pare che la cultura si debba fare lì, vicino al centro. Chiunque protesti è un marrano.

p.s: pare che la Torre sia piena di amianto. Requiem for a dream.

Annunci

2 thoughts on “Busker come modello di decrescita felice #Macao

  1. Pingback: GAY PRIDE BOLOGNA 2012 Photo story « FRASISFATTE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...