Elogio del gay violento, una soluzione radicale all’omofobia

The whole point of Super Mario Bros is that it mirrors life
“I’m following” She cheecks her nails. “God knows why.”
kill or be killed
“uh-huh.”
Time is running out.”
“Gotcha.”
And in the end, baby, you…are…alone.

Glamorama, Bret Easton Ellis

Io non sono pacifista. La più autentica dichiarazione d’onestà è ammettere di essere imbrigliati nell’educazione liberal che ci impedisce di difenderci legittimamente iniziando uno scontro corpo a corpo. (E se salta qualche dente si spera sia il molare del nemico). Io non sono pacifista, e neanche voi lo siete. Siamo solo codardi. Non dico nulla che non si possa stabilire osservando il pestaggio di un cittadino in strada, foss’anche una donna indifesa, ci si limita a digitare 113 sul cellulare, rimanendo in disparte, impauriti. Siamo spettatori. Affrontare un combattimento col proprio corpo, nella moderna civilissima società , è comunemente rifiutato. Rimaniamo spettatori del terrorizzante spettacolo primitivo. C’è, infatti, una differenza enorme tra il tipo che può pestare duro e decide tuttavia di non usare la propria forza, e il tipo che ha paura dello scontro fisico e si dichiara, schermendosi, pacifista. Posso definirmi un non-violento sfigato: non credo nell’uso della forza ma se aggredito penso sia giusto difendersi. Tuttavia non ne sono in grado. Sapete chi altri non è un pacifista? Yehuda Lerner. Ma al contrario di noi si è saputo difendere bene.

Yehuda Lerner ha 17 anni il 14 ottobre 1943, giorno in cui diventa un omicida. Il giovane ebreo polacco è a pieno titolo un ribelle: fugge continuamente dai nazisti che ogni volta lo catturano. Incredibilmente non lo uccidono mai, forse  impressionati dall’indole vitale. Quando Yehuda capisce che l’ennesimo campo di sterminio gli impone una scelta drastica: “o uccidere o essere ucciso” sceglie di vivere. In un’intervista con il regista Claude Lanzmannn rivela:

I was relatively young, still a kid, but I was already very
mature, and I truly though that it was an honor to be able to kill a German.

L: Did the idea of killing scares you?

Of course I was very afraid of this idea of killing, but sometimes reality forces a man
to act a certain way, even if it is not the way he would have chosen. In this camp we
knew also that we did not have the choice, we would end by being killed, but what we
wanted was to not be killed like lambs, we wanted to die like men and it was still better to
be killed that to be led to the crematory, this was the reality that forced us to act (fonte)

14 Ottobre 1943 alle 4 del pomeriggio il vice comandante Johann Niemann entrò nella sartoria del campo per ritirare l’uniforme. Il membro della resistenza ebraica Yehuda Lerner, carpentiere e detenuto nel campo di Sobibor, lo uccise con un colpo d’ascia. La rivolta a era cominciata. Gli insorti uccisero dieci Tedeschi, due Volksdeutsche e otto guardie ucraine. Il comandante delle SS Werner Dubois fu ferito. Alcune centinaia di ebrei fuggirono. La maggior parte fu raggiunta e trucidata dalle SS, ma numerosi eroi della resistenza ebraica ritrovarono la libertà.

Certo, questo è un caso estremo, ma fatte le dovute proporzioni ci tornerà utile fra un attimo. Oggi è la giornata anti-omofobia e si piangono gli omosessuali assassinati in luogi in cui i diritti civili sono un miraggio per alcuni e un’astrazione incomprensibile per molti. In Italia non è così. Noi viviamo in un Paese dove generalmente essere omosessuali è un vantaggio più che un peccato o un reato. Il ritardo dello Stato nel riconoscere certi diritti individuali è sintomo patologico più di una tradizionale arretratezza che di un’omofobia dilagante. Ciò che chiamiamo omofobia è spesso la violenza contro omosessuali che non si difendono perché hanno paura del più forte. Ho una soluzione migliore alle discriminazioni positive di leggi anti-omofobia che mirano a trasformare i gay in vittime della loro debolezza antropologica. La soluzione è sintetizzabile in una parola: autodifesa. Se gli omosessuali, anziché passare metà della propria vita in palestra a pompare muscoli per rimorchiare li usassero per sferrare qualche pugno in più risolveremmo il problema senza  leggi speciali che tutelano deboli vigliacchi. Impariamo da Yehuda Lerner: è un onore difendersi e combattere il male. O in alternativa impariamo da Super Mario Bros: uccidi o verrai ucciso. Mi rendo conto che la soluzione è un po’ radicale e provocatoriamente controcorrente, ma ha gli ingredienti giusti per funzionare; non voglio erotizzare la violenza come Francis Bacon né creare un Progetto Mayhem per disadattati sociali. Voglio ridimensionare la paura di una sana scazzottata.

Ho cercato sconfortato invano notizie di omosessuali che si sono autodifesi -eppure so che esistono. Loro sono il meglio dell’omosessualità, questo messaggio è dedicato a quell’indole di ribellione vitale che li ha trasformati da vittime in carnefici. Occorre smettere di essere pacifisti, piantarla con quest’ideale di ipermascolinizzazione solo nel taglio di barba e nel brand di abbigliamento sportivi. Usiamo la forza fisica, noi non siamo pacifisti.

* Al contempo non voglio essere frainteso: difendo l’uso della violenza verbale sottoforma di ogni epiteto sino al più aggressivo tra i peggiori concepiti al solo scopo di turbare i frocetti. I finocchi devono smetterla di voler imprigionare chi li disprezza. Imparate: non si può piacere a tutti. E viceversa. Non viviamo in un mondo di aperitivi sociali.

2 thoughts on “Elogio del gay violento, una soluzione radicale all’omofobia

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