GAY PRIDE BOLOGNA, l’inoffensivo folklore che piace a tutti.

Anche gli omosessuali, come il papa e i capi di stato, non hanno rinunciato alla loro parata in tempi  in cui al tradizionale spreco nostrano si sostituisce la sobrietà made in deutschland.  Come per la parata del 2 giugno e la visita a Milano del Papa, anche il Gay Pride nazionale svoltosi sabato 9 giugno è stato accompagnato da polemiche da discount. I fautori del “tutto a 99 centesimi”, come Ivan Scalfarotto (quello che si offende se lo chiami finocchio) e altri, hanno sostenuto la linea del “buon senso“, cioè non fare il Pride. Alla fine gli organizzatori hanno avuto la meglio (1) e  ha prevalso lo stile Montiano: niente carri, pochi capelli e parrucche, qualche tacco e un filo di trucco. C’erano gli immancabili tamburi, i pantaloni larghi etnici in canapa, tanti rastafariani con le loro birkenstock e i loro bonghi; e poi c’erano i giocolieri. Una via di mezzo tra Patch Adams e quei supermercati tedeschi tristissimi, tipo Aldi o Lidll,  con la carne color cancrena e illuminazioni al neon.

Due parole ora sul Pride e sulle parole che si porta appresso: discriminazione e omofobia. L’opinione diffusa è che gli omosessuali siano discriminati dallo Stato che non riconosce la coppia formata da due persone dello stesso sesso. Vero. Tale discrimine è un fatto di arretratezza politica che la sinistra e la destra del XXI secolo del mondo occidentale hanno già superato. Chi dice che le discriminazioni si estendono anche al mondo lavorativo o ad altre sfere del vivere sociale è in malafede. (2) Non c’è luogo comune più amato dai gay dell’ omofobia come arma di difesa passivo aggressiva. Tant’è che sono dovuti andare a prendere Daniel Zamudio, giovane ucciso in un parco a Santiago del Cile, per legittimare lo stato poliziesco e leggi speciali. (3)

I Gay Pride stanno alla manifestazione politica come la salamella e braccialetti equo-solidali delle feste dell’Unità stanno alla rivoluzione; o se preferite ai giri in bicicletta in Padania della Lega Nord. I GP sono il movimento pelvico aggregante di una massa di finocchi che vogliono al contempo difendere la propria condizione di genere e rimorchiare nei club durante i party di chiusura. Divertimento e lotta politica? Ma funziona? Credo di no. Ma non fa male a nessuno e piace (quasi) a tutti. (4)

NOTE:

1. Hanno scelto di fare come Papa Benedetto XVI devolvendo una parte del ricavato in favore delle vittime del terremoto in Emilia Romagna. Secondo me Ivan aveva visto giusto per i motivi sbagliati, basta continuare a leggere.

2. Durante un colloquio di lavoro mostrarsi omosessuali, o lasciare intendere di, può essere un vantaggio per vari motivi. Il primo è che i gay hanno un portamento meno rozzo, meno sexy, meno tamarro, in altre parole: più “gentile”. Il contatto con il cliente è più servile, più morbido. Sono sessualmente e psicologicamente predisposti e bendisposti a prenderlo nel culo dal prossimo, e sono perfetti per ogni indottrinamento in quelle aziende da vendita al dettaglio come Ikea, Zara o Apple. (Aziende che hanno fatto per i gay molto più di quanto ogni associazione omosessuale abbia fatto in 50 anni di assemblee, comizi, riunioni).
Secondo: con un frocio non devi preoccuparti di problemi di etichetta, di morale. I datori di lavoro possono sentirsi (ma questa è una percezione loro, o meglio: è quel che io credo sia una loro percezione nei confronti di un gay), possono sentirsi, dicevo, più rilassati nell’essere se stessi (anche se orribilmente stronzi e immorali e incivili) perché l’omosessuale è inferiore per definizione, e non può permettersi di giudicare.
Terzo: l’omosessuale piace a tutti i liberal, ma non deve avere comportamenti vistosamente omosex. Non è l’atto omosessuale sessuale a infastidire (al contrario dello schermo televisivo e cinematografico dove il gay non può assolutamente godere, ma questa è un’altra storia), ma è l’atteggiamento omosessuale femmineo a turbare.

(3) Mi viene in mente Pier Paolo Pasolini che riprovera Oriana Fallaci in Comizi d’Amore; mentre questa dice che le operaie sono altrettanto disinibite sessualmente dei colleghi maschi, lui la incalza: “questo a Milano, ma il proletariato Calabrese?“, e lei sorridendo ammette onesta: “quello è un altro pianeta”. Ecco, non nego che in zone italiane avvengano atti violenti contro gli omosessuali: sono zone dove i problemi non si limitano all’accettazione dell’omosessualità, ma l’arretratezza è palpabile nella sfera pubblica e civile. E’ dunque un altro pianeta. In Italia abbiamo già leggi, facciamole funzionare.

4. Vi risparmio le frasi patetiche che girano su Facebook del tipo: “i sorrisi del Gay Pride sono la cosa migliore”, o “l’amore è uno solo, anche tra diversi”. Preferisco non maramaldeggiare su un corpo inerte.

“no, non sono Barbara Palombelli; sono Vladimir Luxuria!!”

Avrei dovuto togliere le spine a queste rose Avalanche; ma qualcuno capirà che sono rose da sposa?

Fb:a cosa pensi? – “Mi sento discriminato”

La prossima volta che un mio amico frocio mi viene a dire che: “vieni sarà divertente, dai”, gli sparo negli occhi. Non troverò mai un uomo qui.

il cane: “spero non ci sia qualcuno che mi conosce!”

“io non lo so più cosa voglio”

Siamo belle e intelligenti

“Non ci siamo mai più ripresi dalla visione di Querelle de Brest di Fassbinder”

“Io non sono divers@”

“Ma quello è fluffy? Ma allora è frocio pure lui”

“Quanto mi sento figa”

VL: “ma quella lì ha le Birkenstock?”
anonimo: “sì, sono tutti fricchettoni qui”

“Se la lancio oltre il palo della luce vuol dire che mi sposo”

Anche il collettivo Macao partecipa al gay pride

Tra i vip anche Pamela Prati

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One thought on “GAY PRIDE BOLOGNA, l’inoffensivo folklore che piace a tutti.

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