La città giusta. Perché Repubblica ha scelto Bologna

«Ora sì che dice bene! Sarebbe meraviglioso stabilire una moratoria di cento anni sulle discussioni letterarie, e se si chiudessero tutti i dipartimenti di letteratura, tutte le recensioni di libri, se i critici fossero messi al bando… si dovrebbero lasciare i lettori liberi di starsene in pace con i loro libri e se qualcuno osasse mai dire qualcosa in merito ad essi dovrebbe essere fucilato o sbattuto immediatamente in prigione. Sì, sì, fucilato. Una moratoria di cento anni per le insopportabili chiacchiere letterarie… Bisognerebbe lasciare la gente libera di confrontarsi per conto suo con i propri libri e riscoprire che cosa sono o non sono. Tutto, tranne che queste chiacchiere. Invenzioni. Non appena si generalizza si entra in un universo completamente estraneo a quello della letteratura, e tra i due non vi è collegamento alcuno».
Philip Roth
 
Credetemi, anche a Cincinnati si trovano tutti i tubetti di colore Winsor & Newton che si vogliono, eppure gli artisti continuano ad emigrare a New York… Si possono vedere sette giorni su sette..proprio fuori dalla stazione degli autobus di Carey, tutti in fila davanti all’agenzia immobiliare di Broome Street, tutti con i medesimi Jeans, i medesimi scarponcini, i medesimi giaccioni imbottiti stile Lunga Marcia… che cercano, occorre dirlo? il solito loft…
Tom Wolfe
 

La grande R

A Bologna il terremoto che ha scosso l’Emilia Romagna non ha lasciato segni fuorché una grossa R bianca, eretta nei pressi di Piazza Maggiore. E’ Repubblica, quella delle idee, dove si può “parlare di politica liberamente”, dice Ezio Mauro. Scrivere il futuro dice l’enorme panello dietro di lui. La nascita di un Partito politico è un momento delicato.

In piazza Santo Stefano l’inaugurazione del non-festival è accattivante. Ho scoperto alcune cose: il parrucchiere di Ezio Mauro è un fanatico di Francesco Merlo; una signora di Pavia, dopo essere stata innamorata di Alessandro Baricco per anni, ora ama Ezio Mauro, ed è venuta a Bologna perché: “è tutto gratis”. (C’è chi ha senso pratico). Poi il consueto endorsement di Roberto Benigni che ama tutti. Ma la scena è retta da Alessandro Baricco (questa volta più comodamente seduto dietro un tavolo e non più sulla muraglia cinese dove l’avevamo lasciato), che diplomaticamente spiega l’aggressione della rivoluzione antropologica, culturale, economica e politica al suo pubblico di babbioni distratti. Silvio Berlusconi sintetizzava in una frase: la sinistra è inconciliabile con il progresso. Forse non aveva torto. Baricco usa uno dei più potenti, (forse IL in Italia?), fenomeni di aggregazione socio- culturale (1), il calcio, come metafora dell’incomprensione  della sinistra nei confronti del futuro, nonché  della imminente incompresa trasfigurazione dei valori: alla riflessione si sostituisce la “generosa superficialità”, copyright A.B. Gli apprezzamenti al mondo barbarico provengono dalla cattedra di un “maestro Manzi 2.0”:  il fuorigioco, la scorrettezza, il ritardo adorabile; tutto detto col sorriso comprensivo da bravo papà. Quel che dice tra le righe è: siete inconciliabili con la modernità, non capite Ebay, YouTube, Facebook e Twitter. Il tono è da maestro amico con il sottofondo musicale da fiction su Don Matteo (2). Alla fine della serata i più bravi alunni riempiranno status su FB raccontando di aver assistito a una lezione gratis del maestro Baricco. Gli altri si andranno a fare un mojito in piazza Verdi.

NOTE:

1. lo spiega benissimo, in modo sofisticato, da specialista: perché i barbari – pur invidiatissimi e con mille precauzioni dell’intellettuale che non vuole sembrare snob -, sono sempre gli altri (i figli, nipoti, le nuove generazioni), non ce lo scordiamo. Qui si tenta sempre una distinzione a priori: “vi parlo di loro, ma sono come voi, anzi: sono meglio di voi e di loro perché vi comprendo entrambi”.

2. A. Baricco commette degli errori di metodo e fattuali nello spiegare la presunta assenza di gerarchia di gusto e di valore delle strutture online. Prima di tutto c’è una differenza tra testualizzazione di gusto e consumo culturale effettivo, e tra sistemi logaritmici che ti suggeriscono cosa consumare e (apparente) assenza di gerarchia top-down. Su Wikipedia non è vero che chiunque può scrivere ciò che vuole. Ci provi Baricco, esistono regole e commissioni e editing e approvazioni. Allo stesso modo: non è vero che una massa di recensioni viene recepita dal lettore come Il Giudizio su quel libro/film/ristorante. Esistono capitali reputazionali, trand setter e opinion maker anche online. C’è gente che perde tempo a studiare queste cose…Per quanto il luogo comune della democratizzazione dei giudizi di gusto possa essere diffuso non significa che sia corretto e che tutti consumano aggregandosi al giudizio-sciame. Alessandro Baricco è il più barbaro di tutti.
La domanda istintiva è: perché Bologna? Perché è l’unica città con persone disposte a passare il pomeriggio seduti in piazza sotto il sole. Si fanno da sempre aperitivi sociali: degeneri contro la società maschilista; per diritti dei migranti, per i gay. E poi bologna è la patria dei dreadlocks, delle birkenstock, degli abiti etnici in canapa che seguono le non-forme dei non-morti (questa è pasoliniana). Ecco qualche esempio reale.

e poi ci sono loro, il pubblico di Repubblica.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...