50 sfumature di distinzione

Il caso editoriale dell’anno è sempre un’occasione ghiotta per dire qualcosa di sé. In particolare schierarsi pro o contro 50 Sfumature di Grigio è un modo per definirsi più o meno colti/intelligenti rispetto all’uomo medio. Anzi alla donna media: perché è un fenomeno prettamente femminile – ciò lo rende inadatto a curare la nostra misoginia. Prima di liquidare il più grosso successo editoriale della storia con un: “roba per stupide donne”, cerchiamo di leggere fino a pagina 10. Non c’è neppure il bisogno di presentare il libro meglio nome come Cult Estivo 2012 della neo-scrittrice britannica E. L. James; il cui volto sorridente in quarta di copertina è la classica espressione di chi ha venduto oltre 31 milioni di copie in tutto il mondo in pochi mesi, battendo il primato detenuto da Harry Potter di J.K. Rowlings. Quest’ultima ben più rispettata dalle mamme lettrici poiché, beh, non c’è bisogno che vi spieghi che un romanzo di formazione di maghetti in un mondo fighissimo e pieno di sfide metaforiche sulla crescita non crea grossi imbarazzi. L’altra la chiamano Mummy-Porn e la sua eroina, Anastasia Steel, si mordicchia il labbro e arrossisce ogni 3 pagine di fronte a un Sadico-Light Christian Grey, cattivo ma con riguardo, 27enne muscoloso, ricco e di successo, intelligente, col cazzone. Punto.)

50SDG è un racconto lontano dai classici della letteratura erotica. E’ un chick-lit fuori posto sullo scaffale della libreria: è sfuggito al reparto casalinghitudine disperata ed è entrato in bestseller con una copertina che più orrenda non si poteva. (E se siete sensibili non visitate il sito dell’autrice, un meticciato tra: stile neoclassico, immancabile folklore inglese reificato in tazzine da tè, kitsch delle coperte di seta bianche stropicciate sullo sfondo, il pianoforte a coda che un gentiluomo suonerà nei sogni di voi povere sfigate, e la maschera – la stessa della copertina- che per quanto orrenda è decisamente appropriata.(1) Un disastro estetico indifendibile).

COME SE NE PARLA?

Generalmente male, lo avrete intuito. Milioni di copie acquistate ma su FB poche centinaia di migliaia sentono il bisogno di mettere il Like sulla pagina del libro, per scrollarsi di dosso i valori negativi da lettrice media superficiale, suppongo, e non auto-definirsi cattive lettrici. Tutta colpa degli intellettuali. O di quelli che il sociologo francese Pierre Bourdieu chiama intermediari culturali, i giornalisti. Faccio alcuni esempi per capirci. Abbiamo quelli reazionari,  Pietro Citati e i suoi Libri da Non Leggere, che si distinguono dal fronte capronesco (la massa indistinta di massaie che vengono manipolate dal Mercato),  e criticano il libro come paraletteratura senza qualità: questo non è un libro. Poi ci sono gli intellettuali Anti-Reazionari, il grado zero della distinzione, loro fingono o amano sul serio tutto ciò che fa Massa e Popolare, impossibile a sapersi, ma comunque in pubblico giocano da difensori e 1) la noblitano con filosofia o psicoanalisi scrivendo saggi/articoli più intellettualmente stimolanti e highbrow dell’oggetto culturale analizzato e /o 2) ne mettono in risalto aspetti culturali-sociali per spiegare come tale oggetto di studio e la sua ricezione siano la sintesi descrittiva perfetta per un’antropologia dell’uomo contemporaneo.

Poi ci sono quelli come Beppe Severgnini, gli ibridi, quelli che fanno ironia, che dicono: “voglio capire il motivo del successo”, ma partono con una tesi pregiudiziale per cui il successo è dovuto alla mancanza di qualcosa da parte del lettore (il sesso, in questo caso).  Nonostante il tentativo di dignità all’oggetto culturale, poi si prendono gioco del testo sia criticandone la funzione di genere mettendone in dubbio l’erotismo, sia criticandone – e questa è la parte meno interessante – lo stile letterario. (Vi assicuro che criticare questo libro per com’è scritto è la cosa più istintiva ma anche più banale e inutile che si possa dire al riguardo, del tipo: Fabio Volo non è Proust. E quindi? Ce ne eravamo accorti, è pleonastico. Ogni paratesto è lì a ricordarcelo: il titolo, la copertina, il buzzword. E’ come entrare in un Mcdonald’s e dire: questa non è alta cucina. Ma dai.) Cercherò quindi di essere il meno ironico possibile, più che altro perché ci sono riusciti benissimo già altri.

Naturalmente ci sono anche un sacco di donne che semplicemente amano leggere qualcosa di poco impegnativo, lettura d’evasione femminile – è il femminile che fa suonare peggiore il sottogenere?. E se ne fottono. Per cui, anche se sanno benissimo che è tutto ridicolo e neanche lontanamente verosimile, perché sono già disilluse e ciniche riguardo all’amore e al sesso, scelgono di sospendere l’incredulità per godersi una fiaba erotica. Se non lì dove?

Casomai potremmo chiederci come mai c’è una generazione di lettrici (di cui non ci sono statistiche d’età ma suppongo siano in timeline MILF) che sogna Quel tipo di uomo. Se creare un ideale maschile vendibile come sexy-di-massa vi pare poco, fatelo voi. Le donne paiono sincronizzate su un ideale di bellezza concepito con questi ingredienti: giovinezza, forza sessuale ostentata, bellezza, ricchezza. E solo nella fiction si abbandonano in un mondo dove non c’è traccia di liberazione sessuale, e la massima aspirazione è farsi sculacciare da un uomo virile che decide tutto per loro e se le sbatte avvertendole di: “reggersi forte”.

Per quanto riguarda me, che sono notoriamente snob, alla sculacciata della mamma preferisco la presa per il culo di Louis C.K., stand up comedian americano.

NOTE
1. I porno casalinghi o meglio amatoriali hanno attori in maschera. La maschera di Doppio Sogno di Schnitzler. La maschera di chi vuole farsi vedere/leggere/desiderare ma non vuole essere riconosciuto. Il porno in incognito.
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One thought on “50 sfumature di distinzione

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