Pussy Riot come fenomeno estivo?

Sento di dover dire due parole sulle Pussy Riot, quelle tre attiviste condannate a due anni di carcere, di cui non ricordo il nome e non lo copioincollo perché tanto è uguale. Ho sentimenti contrastanti verso di loro. i loro abiti mi ispirano simpatia, sono vestite come attori maschi in sit-com americane: cioè male. Il loro atteggiamento politico-trasgressivo del tipo: rubare dei polli in un supermercato infilandoseli nella vagina (non chiedetemi nulla), mi turba. Non tanto per i polli che sono morti e surgelati, ma perché mi è oscuro il tipo di protesta. Contro gli assorbenti? Contro il trattamento disumano dei volatili in russia? C’entra Putin? Ho visto delle foto in cui si fanno inculare, sempre molto politicamente, in stato avanzato di gravidanza. Sembrano delle Asia Argento (aka figlie di papà) russe in preda a un disperato bisogno di dare il loro contributo ai diritti civili. O un senso alla loro esistenza. Non sono certo le uniche a battersi per alti ideali in Russia, alcuni ci hanno lasciato la vita come la famosissima Anna Politkovskaya, o le meno famosi Madri dei soldati in piazza che protestavano per atti disumani inflitti ai figli nel totale silenzio e oblio pubblico. Cose così. Poi ci sono le Femen, quelle strappone in topless che si sono messe a tagliare con la sega elettrica una croce. Per protesta. Cioè queste si sono messe lì con le tette al vento e la motosega e sorridendo alle telecamere hanno limato una croce in legno enorme a Kiev. Per solidarietà. Altri hanno spiegato meglio di me quanto facciano cagare queste femministe russe, tuttavia c’è un grosso MA. Sono riuscite a porre all’attenzione pubblica il problema della leadership padronale di Vladimir Putin, in modo sicuramente sintetico, grossolano, sciocco, indifendibile (come si fa a difendere il diritto di parola e di espressione artistica quando si va in una chiesa a suonare musica di merda col passamontagna fluo urlando frasi traducibili con: “Santa merdamerdamerda del Signore!”.) Ma ci sono riuscite. Oggi si parla di quei sostenitori, di quei dissidenti anti-Putin, e da una protesta da nicchia si è trasformata in Simbolo di dissenso in favore di una democrazia libera. In America le avrebbero prelevate di forza, le avrebbero fatte accomodare su una camionetta e riempite di manganellate. Noi le avremmo biasimate, trattandole da oche che hanno male interpretato il concetto di “gesto estremo”. Ma se succede in Russia sono il simbolo dell’orrore rappresentato da Putin. Di certo il trattamento loro imposto è sproporzionato e mostra una debolezza nell’eccesso della forza e del potere. Ce le dimenticheremo in cella o le terremo d’occhio?

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