La sedia di Clint

Come un endorsement politico diventa il bersaglio di una guerra culturale

Ha chiesto una sedia poco prima di salire sul palco della Convention Repubblicana a Tampa, Idaho. Tutti ipotizzavano fosse per sedercisi sopra – ottandadue anni possono affaticare anche un grande regista. E invece no, Clint Eastwood è rimasto in piedi e ha finto che su di essa ci fosse seduto un invisibile Barack Obama. Il pubblico era in visibilio, l’empatia totale: roba da stand-up comedian. Immediata la reazione dello staff del Presidente che ha pubblicato una foto su Twitter scrivendo:”This seat is Taken“.
L’inaspettata performance di Eastwood è diventata un meme: eastwooding, ovvero il modo migliore per neutralizzare con ironia un pericoloso e imbarazzante (per i liberal) endorsement politico a Mitt Romney. Le sedie vuote sono diventate virali e spiritose anche per la sinistra. L’Huffington-Post ha colto l’occasione per una retrospettiva dei film in cui Clint è protagonista, e ha manipolato le immagini inserendo sedie vuote.
Per i democratici quello di Clint Eastwood è stato un intervento bizzarro, surreale, di un uomo “vecchio e pazzo”, come ha scritto Michael Moore. Il comico Jon Stewart ha detto: “non mi sono divertito tanto da quando Dick Cheney ha quasi ucciso a fucilate un suo sostenitore”. I cinefili di sinistra erano già pronti a disprezzarlo in quanto reazionario e vecchio rimbambito, ma non perché i suoi ultimi due film sono decisamente minori – il che sarebbe stato oggettivamente comprensibile-, bensì per via della pubblica adesione alla politica ultraconservatrice di Mitt Romney.
Per la destra è stato efficace, patriottico, emozionante. Jonah Goldberg sul conservatore National Review scrive “se le persone hanno apprezzato quel che ha detto è un brutto segnale per Obama”. Clint Eastwood, sedia a parte, ha detto che il sogno di un presidente nero che una volta eletto avrebbe riabilitato il buon nome degli Stati Uniti e promosso riforme economiche efficaci per uscire dalla crisi, è fallito. “Oggi piango per i ventidue milioni di disoccupati, Obama te ne devi andare”. Un attacco violento in perfetto stile da duro, anche se politicamente grossolano e criticabile.
Lo slogan del 2008, “Yes, we can“, stampato su magliette, cartelloni, poster, e pubblicizzato in spot elettorali è ormai inutilizzabile. Obama lo sa, e anche il suo staff che si prepara alla Convention Democratica di Charlotte, in North Carolina.

Intanto Barack Obama, che la sa lunga, ha dichiarato che apprezza Clint Eastwood come attore e ancora più come regista. Come a dire che è tutto a posto, il cinema di Eastwood possiamo continuare a guardarlo: rimane fico. E così la critica sui punti deboli dell’amministrazione Obama si è trasformata in un’ identificazione simbolico-politica sui consumi culturali.

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