Louis C.K. «Mangio zucchero e cago alcol»

Nel secondo episodio della seconda stagione di Louie (già vi ho perso), intitolata: Bummer/Blueberries c’è una scena deliziosa. Louis accompagna la figlia a scuola e incontra la madre di uno scolaretto che è la manifestazione della stronza liberal di sinistra pseudo-intellos, o di una moglie. Questa lo stordisce con paranoie sui pericoli per l’educazione dei loro figli dicendo cose del tipo: «Un monitor in classe può essere usato dai docenti per fare propaganda». La *stracciacazzi* propone a Louis di fare sesso «senza complicazioni». Lui accetta; perché è un uomo single, eterosessuale, adulto, e le possibilità che una bella donna gli faccia delle avances sessuali anche solo per scherzo sono pari alle probabilità che gli ricrescano i capelli.

Tutto quello che seguirà sarà una serie di disastrosi turn off e complicazioni da peggior matrimonio (cui molto probabilmente deriva l’ispirazione) senza neanche l’ombra di sesso. Potrei parlarvi per ore di questa scena che è solo incidentalmente sul sesso occasionale ma in realtà è un trattato sul rapporto coniugale, su come il sesso sia ancora più ridicolo e grottesco in alcune pratiche masochistiche, di quanto sia diversa la sessualità sul pianeta uomo e sul pianeta donna, e soprattutto di come tutto questo possa essere dannatamente divertente e contemporaneamente profondo e vero. Potrei, dicevo, descrivere molto dettagliatamente questa e altre scene simili create da Louis C.K., ma sarebbe inutile, perché è molto meglio guardarle e se siete svegli capirete.

In genere la rovina di una carriera artistica è dovuta alla totale libertà dell’artista. Nessun vincolo spesso significa disastro assicurato. O sei un genio e puoi permetterti il totale controllo sull’opera, oppure nella migliore delle ipotesi fai la fine di Vincent Gallo. Fortunatamente Louie, serie ideata, scritta, recitata, diretta e montata da Louis C.K, non corre alcun rischio di deriva masturbatoria autoriale. Tutt’altro. Dopo varie apparizioni in TV e in show che non hanno superato la prima stagione (sto parlando di Lucky Louie su HBO), Louis ha deciso di rischiare tutto e prendersi ancora più responsabilità scrivendo tutto da sé: «Così non dovrai perdere tempo a spiegare ad altri quello che vuoi fare», lo rassicura la figlia settenne nella vita reale.

Sarà che ci è abituato dopo quasi trent’anni solo sul palco, con un microfono e una sedia che fa da scenografia (appoggiandosi al muro dietro a sé, come nella foto), di fronte a un pubblico diverso ogni sera. Louis non è un novellino: ha 43 anni, due figlie e un divorzio. Il suo stile comico rientra in quel genere che gli americani chiamano Observational Comedy, l’osservazione di avvenimenti quotidiani, basato sull’assunto fa ridere perché è vero. Più tanto cinismo, umorismo nero e senso dell’assurdo. Louie è Shameless, senza vergogna, come il titolo di un suo live registrato da HBO. Scherza su tutto, su tutti e soprattutto su se stesso: «A un certo punto mi sono trovato a pensare, ok, quando hai finito di fare battute sugli aeroplani e i cani e decidi di cestinarle, che cosa ti rimane? Puoi solo scavare dentro di te ancora più profondamente, e iniziare a parlare dei tuoi sentimenti, di chi sei e di cosa ti rende umano».

Recentemente Tig Notaro, una collega di Louis, ha scoperto di avere il cancro. Era l’ennesima brutta notizia di un pessimo periodo che comprendeva la morte dei genitori. Ha scelto di parlarne in uno spettacolo che Louis C.K. la sera dopo ha definito «In 27 years doing this, I’ve seen a handful of truly great, masterful standup sets. One was Tig Notaro last night». In un’intervista al New Yorker Tig ha spiegato: «Come potevo continuare con le battute sulle api o altri observational jokes durante un periodo tanto orribile che mi riguardava profondamente? Mi sono chiesta: come può un essere umano ricevere tante brutte notizie tutte insieme? E ho deciso che poteva essere divertente raccontarlo».

E’ esattamente quello che ha fatto Louis C.K. col suo show. Non solo è divertente perché è vero, ma è divertente perché è il modo più coraggioso, intenso e forte di vivere una vita al di sotto delle aspettative di ciascuno di noi. Fare i conti con la realtà delle cose: la vita può essere una merda. E noi lo sappiamo e lo capiamo. Louis prende situazioni deprimenti e le trasforma in puro divertimento. Spiegare questo genere di umorismo dicendo che fa ridere è inadeguato e ingeneroso. C’è molto di più. Louie dice che non gli importa di influire sui suoi spettatori, di cambiare il modo in cui pensano; di sé dice: «Mangio zucchero e cago alcol». Come un fungo , una micosi, che si ciba del suo microcosmo indifferente del mondo attorno a sé. Non è romanticismo ottocentesco ma puro cinismo. Eppure, inevitabilmente, condivide con noi la sua sensibilità umana, profonda, autentica.

La sua visione cinica del mondo come controparte positiva ha le donne della sua vita, quelle che ama; che siano le sue figlie o quelle di cui si innamora, sono sempre molto diverse da lui: naive, piene di progetti, pronte a vivere momenti inaspettati con disinvolta naturalezza. Nella terza stagione Louis incontra una donna, Liz, che gli sconvolge la vita in una sera. Liz gli fa scoprire posti e cibi nuovi, gli fa indossare un vestito da donna e aiutare un barbone comprandogli i farmaci per le allucinazioni. Liz è istintiva, folle, imprevedibile e Louis ne è attratto ma ne ha anche paura. E’ innamorato.

A un certo punto gli fa salire a piedi i piani di un grattacielo unicamente per godere della vista di Manhattan. Una cosa ridicola per un cinico che non trova gratificazione o eroismo nel rischiare l’attacco di cuore salendo infinite rampe di scale. Una volta sul tetto Liz si siede sul cornicione senza parapetto, invita Louis a fare lo stesso. Ma lui è spaventato. Sia noi che Louis pensiamo che potrebbe benissimo cadere, e lo pensiamo per due motivi: 1) sarebbe grottesco aver fatto tutta quella fatica per ammirare un paesaggio urbano e poi cadere di sotto e magari uccidere qualcuno 2) Liz ha rivelato a Louie di aver avuto una vita difficile; e se fosse arrivata fin lì per uccidersi e quella serata fossero le ultime cose che voleva fare prima di lanciarsi?

Liz stupisce Louis e stupisce noi e non si butta ma sorride. E dice una frase bellissima: «Tu hai paura di venire a sederti qui perché in realtà hai paura di volerti gettare di sotto. Io no. Io amo la vita, e mi sto divertendo molto».

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