Bologna, un ritratto impietoso

Bologna. Una non-città presa in ostaggio da donne calabresi in pantacollant, romeni arrapati e uomini in sandali anche d’inverno. Non c’è mercato neppure per un solo brunch: tutti bivaccano in piazza e bevono birra economica. Avere un cane è cool, averne due è ultra-cool. Merda ovunque. Tanta merda; ce n’è così tanta che la mettono anche nei musei. Musei d’arte contemporanea: sorgono come funghi nel bosco. Nessuno ha soldi ma è pieno di attività “artistiche”. Arte alla portata di tutti. Aperitivi social contro le discriminazioni e associazionismo su ogni categoria minoritaria: gay, lesbiche, trans (tutti separati però), comunisti, mondine, sfogline, i “la crisi la pagate voi e ci pagate anche uno Spritz”, i No-Tav e gli Hare Kṛṣṇa. Le Coop che spostano i cassaintegrati da un palazzo all’altro, tanto è tutto loro; e quando non sono impegnate a fare la guerra a Esselunga aprono una nuova libreria. Le bici che ti durano un mese, poi la rubano e devi cercare di comprarla dai soliti tossici inaffidabili. Poi i punkabbestia con carte di credito in fila al bancomat che si preparano a serate a base di drum&bass, alcol e ketamina. I romeni coi sacchetti di plastica che battono in pieno centro. Gli “Apu” pachistani che rivendono la merce scaduta della Coop e vivono nei loro negozi. Grazie. Grazie mille, avevo bisogno di una Coca Zero. Gli aperitivi senza cibo, perché “mica siamo a Milano”. Gli studenti del D.A.M.S. e dell’Accademia di Belle Arti che fingono di avere un senso laureandosi in Scienze Inutili perché gliel’ha consigliato la mamma. I pugliesi e calabresi che per qualche misterioso e inafferrabile motivo considerano Bologna come l’avanguardia della civiltà e arrivati qui dicono: “Weee ma sembra di essere a paese nostro compà”. Bene integrati e a proprio agio nel contesto descritto contribuiscono al declassamento di una città in Non-Città-Per-Studenti. Qui non ci sono Festival, solo Eventi. Perché sono ancora qui? Dov’è la scritta Uscita?

Nel concetto di città ci sono dentro tante cose: brutte, belle, orrende che aprono delle possibilità (di critica, di identificazione ecc.). Invece il concetto di buco di culo del mondo è un posto vuoto dove ci sono tante persone conformiste inconsapevoli per mancanza di meglio, abituate a questo vuoto, abituate a scambiarlo per un “tutto pieno”. E’ la distinzione tra la realtà e l’allucinazione della realtà. Il senso del mio post ovviamente è dire benvenuti nel deserto del reale.

2 thoughts on “Bologna, un ritratto impietoso

  1. Mi pare un po’ pieno di luoghi comuni e cazzate, ma se è scritto per moda e stile benvenga.
    Altrimenti mi permetto di dissentire sul punto degli studenti dell’Accademia di Belle Arti che fingono di aver senso laureandosi perchè del mio corso tutti sanno perfettamente di non aver futuro, e soprattutto di non ricevere nemmeno una laurea riconosciuta in questo stato.
    Inoltre di Festival bologna ne è piena, e alcuni hanno anche il nome che contiene la parola, tipo il FFF. O il Gender Bender, fai un po’ te.

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