Quanto valgono 1 milione di utenti Facebook? 5 dollari

«Ho la maledetta abitudine di cercare offerte cheap online, e oggi mi hanno offerto di acquistare 1 milione di dati Facebook (Nome, Cognome, e-mail e indirizzo profilo), a soli cinque dollari», scrive il 23 Ottobre Bogomil Shopov, il classico social-geek, sul suo blog. Ecco come sono andate le cose. L’annuncio è apparso sul sito Gigbuks, (la pagina, cancellata per violazione dei termini di servizio di Gigbuks, è oggi visibile dall’archivio cache di Google), una piattaforma che permette a «persone di talento» di vendere i propri servizi (prevalentemente informatici: programmazione, grafica, servizi di traduzione, pubblicità) impostando un prezzo che va dai 5 a 50 dollari. Iscrizione gratuita. Scorro gli annunci e leggo per esempio che Tieffe si offre di realizzare un logo a soli 5 dollari, alimalik87 offre la creazione di una pagina Facebook, sempre a 5 dollari. C’è anche chi vende follower di Twitter e fan di Facebook, ma non perdiamoci nel fantastico mondo della truffa che sfrutta la brama di popolarità online.

Il venditore di dati sensibili aveva un feedback positivo del 93%, dichiarava di essere americano, e di lui si conosce solo il nick: “mertem”. La transizione è avvenuta correttamente. Bogomil ha ricevuto il file e si è reso subito conto della grossa, pericolosa, falla nella sicurezza di uno dei più popolosi social network al mondo.

Bogomil scrive tutto sul suo blog e il team legale di FB lo contatta e gli dà istruzioni: 1) inviare il pacchetto di dati 2) eliminarlo dal proprio PC e 3) naturalmente, di non rivelare a nessuno il contenuto della mail. Come lo so? E’ tutto pubblicato nel blog di Bogomil, oltre che su tutte le testate online che si occupano di social media. (Un giorno parleremo di come internet ha neutralizzato totalmente la prossemica e l’intimidazione legale di grossi gruppi vs semplici utenti; ricordo quando i pirati svedesi di piratebay.se pubblicavano la corrispondenza con il colosso Microsoft che gli ordinava di eliminare ogni software protetto da copyright. Loro rispondevano agli avvocati milionari con un secco: Fuck you).

In effetti questa storia ha altri risvolti. Il primo  è che l’utente Mertem ha scelto un prezzo molto basso per un numero alto di dati sensibili probabilmente al solo scopo di farsi notare dai geni della Silicon Valley. O almeno questo è ciò che è successo. In una scena di Social Network, di David Fincher, basata su Mark Zuckerberg e la nascita del suo impero, dei giovani programmatori ubriachi si fronteggiano a un contest: chi riesce per primo a violare la sicurezza di Facebook entrerà nella squadra. Succederà lo stesso a Mertem quando lo troveranno? Ci auguriamo di sì.

Il secondo risvolto curioso è che il blogger bulgaro, Bogomil, in realtà non è solo un geek o un semplice utente. La lista delle sue competenze informatiche comprende strategie per aumentare e sviluppare il capitale sociale sui social network e sviluppo reti sociali. La lista di collaborazioni è lunga e comprende ZeroTurnaround, CleverTech, Nokia, Mozilla. Scrive di sé: «Difendo il principio open source e i software liberi da copyright, come difendo i diritti degli utenti internet». Sul suo blog ha inoltre scritto: «Ho acconsentito a cancellare i dati come mi ha chiesto Facebook… ma forse li ho cancellati allo stesso modo in cui Facebook cancella i nostri dati quando cancelliamo un profilo. Chiedo più lealtà verso i nostri dati». Bogomil si fa portavoce di una battaglia (per ora inascoltata) condotta per lo più dall’elite dei media giornalistici di settore sul rapporto tra privacy e archiviazione dei dati sensibili degli utenti da parte di Facebook.

Poi c’è una terza questione: la gestione dei nostri dati e il consenso alla loro divulgazione.

In Batman – The Dark night rises Cat Woman cerca la redenzione da un passato tra furti e frodi, ma i suoi crimini sono tracciati su internet e le impediscono di ricominciare una nuova vita. E’ per questo che fa di tutto per ottenere “lo smacchiatore”: un software in grado di cancellare tutti i dati salvati che la riguardano. Al di fuori della finzione esistono società che si occupano di tracciabilità e web reputation. In pratica offrono ai loro clienti di nascondere le pagine che li riguardano indicizzandole in rank bassi su Google dove nessuno andrebbe mai a guardare. Oggi Google offre lo stesso servizio gratis. C’è chi ritiene la possibilità di scomparire da internet un diritto, come ad esempio il Commissario europeo alla Giustizia Viviane Reding che ha presentato al Digital Life Design (DLD) di Monaco di Baviera una proposta di legge in questo senso. Per ora il dibattito rimane aperto; almeno tra gli specialisti.

Gestire la visibilità delle nostre informazioni personali dentro e fuori da Facebook non sembra importare a tutti. Di sicuro importa poco a Mark Zuckerberg, secondo quanto rivela Katherine Losse, ex impiegata #51 di Facebook. Che qualcuno possa divulgare la cultura aziendale, criticità comprese, non preoccupa minimamente i dirigenti: «Per Mark la tecnologia è l’essenza stessa dell’innovazione, in grado di giustificare tutto: mentre io passavo il tempo a farmi domande sulla privacy o sulla natura delle relazioni su Facebook, lui progettava insieme agli hacker nuovi tool e codici per potenziare il sito. Velocità e potenza erano le uniche cose che gli interessavano» (Il resto dell’intervista la trovate La lettura del Corriere della Sera). Losse è la prima donna entrata in azienda nel 2005 e ne è uscita nel 2010, dopo aver colto lo spirito nerd e maschilista che è ben descritto in un libro: Boy Kings: A Journey Into the Heart of the Social Network. (in Italia di prossima pubblicazione con il titolo Dentro Facebook, per i tipi di Fazi).

E a noi frequentatori di social media importa? E’ nostra responsabilità nell’era dell’Open Graph di Facebook gestire quali informazioni condividere e quali mantenere segrete. Un recente studio condotto su adulti tra i 18 e i 25 anni dimostra che solo 4 su 10 applicano restrizioni ai contenuti delle proprie pagine FB ai propri colleghi o al proprio capo. Tra i più aperti a condividere ci siamo noi italiani. Il sogno di Zuckerberg di renderci più social è in via di compimento. Sempre Losse intervistata da TechCrounch alla domanda: sei ottimista riguardo a Facebook e a come sta cambiando le cose, risponde: «Oggi condividiamo continuamente le foto, i video, le nostre vite. Dobbiamo chiederci quanto vogliamo vivere attraverso la camera e quanto lasciare fuori dallo schermo, e trovare un equilibrio tra le due cose». Questo equilibrio è oggi lontano.

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