«Non è che il film è brutto, è che è un film d’Autore» Analisi dei discorsi promozionali

«Non è che il film è brutto, è che è un film d’Autore», è il nuovo «Non sono io ad esser brutto, è che tu non mi meriti». La nuova frase da usare quando ti accusano di flop; o almeno è quella che usa Paolo Franchi per difendersi dalle critiche sul suo nuovo film E la chiamano estate. Sia chiaro, io non l’ho visto, e questa non è una recensione ma un’analisi cialtrona sui discorsi attorno al film, o come dicono quelli che parlan strano, una critica dei paratesti.

LA TRAMA: Dino e Anna sono due quarantenni: è la vicenda del loro amore “non convenzionale” e trasgressivo. Lei resta sempre innamorata, ma Dino si estranea da rapporti fisici con la donna: preferisce incontri con prostitute e con frequentatrici di locali per “scambisti”. Poi l’uomo va a cercare gli ex fidanzati di Anna e, per scoprire che tipo di rapporto costoro avevano con sua moglie, li invita a prendere a letto il suo posto accanto a lei

Questa trama mi sembra una ficata, io mi fionderei a vederlo al cinema, o a scaricarlo. Purtroppo però esistono i discorsi promozionali. E tutto si rovina.

DA UN’IDEA DI: «L’idea viene dalla lettura di un caso riportato sulla rivista della Società Psicoanalitica italiana, parlava di questa scissione tagliente tra eros e sentimento, ho pensato fosse interessante svilupparla». [Il film-bignami Psicanalitico per giustificare lo spleen amoroso, ne parlano un giorno sì e l’altro pure nei pomeriggi televisivi, ma lui ha dovuto cercare nella rivista Psicanalitica]

PRODUZIONE: Cito da Wikipedia:

«Con il contributo di Apulia Film Commission, ] il film è girato a settembre 2011 tutto in Puglia: in particolare a Bari (lungomare, centro città, piazza Luigi di Savoia, via Putignani, negozio “Minotti” accanto al Kursaal Santalucia), Monopoli e nelle spiagge della Marina di Ostuni ed a Fasano

«La Mecca del cinema, della connettività, della Rete», come sostiene il governatore della regione Nichi Vendola. Ma non lasciatevi ingannare: «Le mie non sono spiagge da baci Perugina», dice Paolo Franchi. Ok, saranno spiagge profonde.

Il film è voluto fortemente da Nicoletta Mantovani, la seconda moglie di Pavarotti, quella del Pavarotti&Friends e quella che ha fatto l’assessore alla cultura a Bologna – ruolo per cui è stata indagata, questione di pizza-e-fichi e volemose bene. Nicoletta commenta così la reazione al film: «Non mi aspettavo un tributo ma nemmeno di entrare in una fossa dei leoni, in Italia non si è più interessati a osare, io l’ho fatto, per aiutare e incentivare la ricerca sperimentale nel cinema». [Film di ricerca sperimentale secondo Nicoletta Mantovani]

FOTOGRAFIA: «la fotografia è volutamente evanescente» [L’effetto fluo pare abbia lasciato perplessi gli spettatori che hanno pensato a un errore di proiezione, e invece no. E’ il significante che sta per Fotografia d’Autore]

CAST: «Stavamo pensando di rimandare il film, poi è scattato un colpo di fulmine artistico. Isabella è molto coraggiosa». [Lei aveva bisogno di un pretesto per spogliarsi e mostrarci quanto è fica a 47 anni, diciamolo]

CONFERENZA STAMPA

«Sono orgogliosa di aver fatto un film d’Autore». Dice in conferenza stampa Isabella Ferrari, co-protagonista. Cito le frasi migliori: «Mi dà energia dire che ho fatto un film d’Autore»;«E quando un anno fa mi ha chiesto di fare il film, ho capito poco devo dire…» [risate, tosse, tra il publico di giornalisti]; «Per una volta mi sono sentita libera di non avere la maschera e di non recitare nulla»; «Ho pensato al vuoto»; «Lavorando nel vuoto in realtà sprofondi, riemergi, galleggi»[Momento It, vuoi galleggiare anche tu Ferrari?]; «E’ venuto fuori quel che è venuto fuori, senza costruzione».

Non che Paolo Franchi, regista, faccia di meglio. In conferenza stampa lo accusano di ermetismo e di posa intellos, e lui cosa risponde?: «L’arte è egoista, io non ho alcuna ambizione di arrivare a tutti. Forse neanche alla maggioranza», e aggiunge: «Qualcuno non l’ha capito, tutto è soggettivo, a qualcuno suscita quel rendez-vous con se stesso come direbbe Duchamp»; mi segnalano anche un pizzico di Bergson: «La reiterazione delle scene si ispira alla filosofia di Bergson, dove i tempi si mischiano in un’unica realtà. La reiterazione fa parte di un’ossessione. Il tempo è una linea curva e anche il nostro dna è elicoidale». E contrappone anche la televisione al Cinema, roba anni ’80, ma neanche.

Dimenticavo, il film è in concorso al Festival di Roma. (Ha già chiarito tutto Andrea Minuz sul rapporto perverso tra cinema, autori e festival).

E’ chiaro che c’è dell’involontario masochismo in queste parole e del volontario sadismo giornalistico nel riportarle. I giornali hanno titolato gli articoli promozionali facendo presente sin dai titoli l’ipotesi fiasco dovuta ai fischi. Fischi dei giornalisti che poi hanno selezionato tutte le frasi più ridicole e confezionato articoli che mettono in cattiva luce il film. E ti rendi conto di una cosa, che occorre una moratoria da qui ai prossimi mille anni sulle interviste di registi e attori sui film. Perché magari non è neppure brutto,  queste frasi fanno passare ogni voglia. Diventiamo tutti frigidi.

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4 thoughts on “«Non è che il film è brutto, è che è un film d’Autore» Analisi dei discorsi promozionali

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