«La ggente, la ggente vera*» Barbara D’Urso fa il lavoro sporco

Mi distraggo un attimo e perdo Silvio dalla D’Urso. Avrei dovuto dare più credito a quel suo tweet di ieri:

Ma lei è la più lamentosa del mondo, non ci ho fatto caso. Ogni volta che passa un suo tweet sulla mia timeline penso che ha proprio una  vita di merda. Ogni mattino si sveglia molto presto, verso le 6, pare, e va a Cologno Monzese, cioè una delle città più grigie e brutte del mondo, lì si prepara  per la diretta di quel suo programma (quello che la gente istruita e senza un briciolo di gratitudine chiama trash tv), programma in cui degli autori sadici le selezionano i peggiori casi umani: gente che vive in macchina perché ha perso tutto, o bariste che per il solo fatto di indossare una minigonna sono considerate mignotte dai compaesani. Cose così. Dopo una giornata con alto coefficiente di lamentele, di pianti, di urla, di gente orribile che neanche i call-center di Tiscali e Fastweb intasati di clienti incazzati, e di lei che fa la parte di mamma chioccia comprensiva (ed è sempre più figa, ricca e sorridente di qualsiasi persona nei paraggi), finalmente può tornare a casa, dove sarà SOLA. E invece no! perché il treno è *sempre* in ritardo. Ecco come descrive il suo lavoro, per darvi un’idea.

Bunker. Lo chiama Bunker, e non scherza. Barbara è sempre in televisione. Sabato, a Tv Talk Massimo Bernardini le ha chiesto: «Ma come si fa a reggere ritmi televisivi simili?» Lei col consueto sorriso ha risposto la solita cosa della passione. Poi con la consueta lamentosità ha aggiunto: «Io vivo qui a Milano dove come ben sai nevica, ma io non lo so, perché entro qui a Cologno alle otto e mezza, la città per me non esiste, sono qui in un camerino senza finestre fino alle 22».

La vita di questa donna è da sequestrata, fa la vita della pentita camorrista, roba su cui Saviano un giorno spenderà qualche riga, per consentire quel genere di intrattenimento svaccato a noi che siamo troppo ingrati per concederle un minimo di credito.

E poi succede che, per premiarti (?), Claudio Brachino ti dia la possibilità di intervistare Silvio Berlusconi con capelli rossi che monologa la sua tirata da campagna elettorale. Perché si fidano di te che interromperai solo con qualche primo piano sul genere Norma Desmond, (per una volta il controluce di Barbara era offuscato da quello di Silvio, causando un sovraccarico d’energia che la Enel ha dovuto oscurare mezza regione Lazio), e tutti, ma proprio tutti, iniziano a twittare sarcastici: “Barbara avrà sputato o ingoiato”. In più, come se tutto questo non bastasse per rovinare la già sputtanata reputazione giornalistica (?) della D’Urso, ecco che compaiono i video di un quasi fuori onda dove Silvio pare suggerire la domanda successiva a un’intervista verosimilmente scritta concordata col suo ufficio stampa.

Forse ci uscirà un nuovo libro, dopo: Più forti di prima. Storie di donne dalla tragedia alla rinascitaTanto poi esce il sole. Come il dolore mi ha resa più forteMa credo ancora nell’amore. Sopravvivere alle ferite del cuore, pubblicherà: Storia di una martire incompresa. Qualcuno il lavoro sporco doveva farlo, e io l’ho fatto molto bene.

*(Qualcuno dovrà spiegarmi perché la gente vera sono sempre e solo i meridionali e quelli poco istruiti. Perché se è una terronata è roba vera, la pancia del Paese, la casalinga in ogni casa. Quando è buon intrattenimento popolare è “roba di nicchia” per snob. Cfr. i programmi di Fabio Fazio e X-Factor. Ora, si sa che il daily è roba faticosa da produrre, che il trash e la cronaca nera funzionano sempre, e la funzione di “scarico” non è certo da demonizzare come fa pur comprensibilmente Aldo Grasso, ma perché la gente sotto-istruita è sempre più vera?).

4 thoughts on “«La ggente, la ggente vera*» Barbara D’Urso fa il lavoro sporco

  1. sono consapevole di aver detto una banalità vergognosa degna del programma gestito dalla sui indicata: ho almeno sette giustificazioni e mi pento amaramente, e poi sono sotto istruita, comunque, non so davvero cosa mi sia successo, oh mio dio

  2. Pingback: Parodi, Lerner, Cucciari chiudono, non è un paese per spendaccioni « FRASISFATTE

  3. Pingback: Silvio Berlusconi da Santoro. Il gioco dell’allibratore « FRASISFATTE

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