Invecchiare – I finti giovani 1/2

Ahhh gli studi televisivi degli anni ’70, quando bastavano due sedie, su una ci mettevi Mario Monicelli e sull’altra Nanni Moretti, in mezzo a loro un posacenere e Alberto Arbasino, ed ecco fatto, avevi un programma culturale dal nome programmatico: Match — più o meno la matrice dell’Arena di Massimo Giletti. Non che in quegli anni mancassero gli impertinenti, i disturbatori. Difficilissimo per Arbasino moderare la disputa sulle sorti del cinema italiano. I due registi vengono continuamente interrotti da un pubblico di irrequieti fumatori che sviano la discussione su ossessioni personali, per non annoiarsi, o per protagonismo. Chissà. Gli sciocchi neoromantici diranno: «Ah quando la tv aveva qualcosa da dire», i curiosi noteranno che tra il pubblico, composto di sceneggiatori e di femministe non educati alla postura televisiva, c’è un Finto-Giovane Enrico Ghezzi, sempre più vicino alle conventicole giuste per la sua imminente carriera in RAI.

Mario Monicelli vs Nanni Moretti - Match 1977 - YouTube

Si potrebbero dire tante cose di questo imperdibile momento. Potrei iniziare descrivendo la divisa da giovane contestatore di Moretti, dalla testa, capelli lunghi e baffi, ai piedi, le Clarks scamosciate color sabbia— scarpe che nei ben più calmi anni ’90 saranno indossate dai neo-borghesi; si potrebbe parlare, volendo, dei baffi di Arbasino, o delle sue manine, piccolissime, e soprattutto del fastidio che contiene a fatica ogni qual volta una di quelle femmine sedute lì dietro irrompe nella discussione, sempre OFF TOPIC, discussione che lui vorrebbe “la più polemica possibile”, ma tra i due ospiti!; si potrebbe disquisire sullo sfogo, sempre attuale, sempre di Moretti: «giovani…che poi giovani in Italia significa trentacinque, quarant’anni», e nell’ennesimo atto mancato di uccidere, simbolicamente, il padre cinematografico, padre che dopo trent’anni si getterà, in un ultimo gesto disperato, dalla finestra dell’ospedale dopo la notizia di un tumore all’ultimo stadio; si potrebbe persino, ma poi perché?, prendere posizione tra le parti: per il Finto-Giovane regista che ammira il cinema intrattenimento statunitense dei giovani Spielberg e Lucas, o per il vecchio che crede il cinema-spettacolo un «morto che non vuol morire», e che vede nelle piccole produzioni indipendenti e nella televisione l’unico futuro possibile per chi vuol fare il suo mestiere. Si potrebbe discutere dei toni, della politica di gusto, dell’ammissione di narcisismo dell’uno o dell’accusa di maschilismo dell’altra, e di tanto altro, ma chissenefrega.

Qui la cosa peggiore è Moretti che ha 24 anni e ne dimostra 40. Allarme!

Ci sarà pure, come dicevo, la tragedia degli invecchiati male, cioè di coloro che sfioriscono, ma c’è la ben più grave questione di coloro che non sono mai stati giovani. I nati vecchi. Come la chiamiamo? Sindrome di Angela Lansbury?

Dopotutto si sa che Moretti ci ha parlato dei giovani ma è stato il meno rappresentativo della sua generazione. E’ travestito da giovane contestatore ma è già vecchio. E nei suoi film, tra l’altro, quest’odio e disprezzo verso i suoi coetanei è sempre ben sceneggiato da «Guido sa fare il giovane molto bene» a: «scrivo, vedo gente, faccio cose». Non era l’unico a cui è stata diagnosticata la sindrome di Lasnbury, quella per cui sei giovane ma sembri già tuo nonno. Quella per cui ti danno del lei anche se hai solo 19 anni, e i quarantenni si credono tuoi coetanei. Ma, ripeto, non era l’unico.

Sottopongo alla corte questa foto. Giudicate voi, siate imparziali.

veltroni

Nel 1977, anno della puntata di Match, Nanni Moretti aveva 24 ann. Nel 1974, anno in cui è scattata questa foto, Walter Veltroni aveva 19 anni.  Mi piace pensare che in quel momento, dietro gli occhiali neri di Pier Paolo Pasolini ci fosse uno sguardo inorridito di fronte a quel corpo, quei capelli, quei tratti già adulti. Quell’assenza totale di gioventù! E non si poteva batter la falsa moneta di hipsterismo, lì eri un vecchio travestito da giovane, con un capitale erotico dello 0,0%.

Un anno dopo, In Lettere Luterane (1975), Pasolini sembra attaccare il progresso ma include, come ha già notato Marco Belpoliti, una feroce critica ai corpi e all’estetica capitalistica colpevole della distruzione di un’estetica proletaria che di lì a poco sarebbe scomparsa. E’ un articolo durissimo che dice due cose: il progresso imbruttisce moralmente e ti ci fa diventare tutti più cessi. (Generalizzo, e comunque aveva torto, è che non riconosceva più i codici che piacevano a lui, ma non cavilliamo…). Il suo oggetto di desiderio minacciato dal progresso.

A pagina 57 se la prende con quelli che definisce Non Morti, cioè gli scampati alla mortalità infantile tipica sorte della vita in campagna che faceva sopravvivere i più forti e morire i più deboli. Di quei bambini salvati dal progresso della medicina dice: “essi mi appaiono invece come una categoria nuova, impensatamente comparsa in Italia da una dozzina d’anni”. I destinati a esser morti, per Pasolini, sarebbero comparsi per la prima volta nel 1950, in pieno boom economico. Walter Veltroni è nato nel 1955. Di chi pensate che stesse scrivendo? Ecco risolto il mistero della foto: in quello scatto c’era l’epifania dei Non Morti, pensava a questo dietro quegli occhiali scuri Pasolini, pensava a quanto precocemente vecchio era Walter Veltroni!

A questo punto può succedere quel che è successo ad Angela Lansbury, che a 87 anni si è fatta fotografare da Terry Richardson con gli occhiali da hipster e quel suo essere perennemente vecchia e fuori moda ha fatto cortocircuitare la percezione dei più che l’hanno definita: icona di stile. Bene, finiremo così anche noi?

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