Pubblico di Luca Telese chiude, trattenete le lacrime

All’Assemblea dei redattori di Pubblico hanno ricevuto la cattiva notizia —saranno presto disoccupati. Pare che già dal 1 gennaio del nuovo anno, come anticipato dall’amministratore delegato Tommaso Tessarolo, il giornale chiude. È durata soli tre mesi. Non sento il vostro stupore, fingete almeno! E va bene, aprire un giornale cartaceo nell’anno in cui Newsweek abbandona l’edizione tradizionale in favore di quella online è incauto, rischioso, temerario. E sì, sì, va bene, questo è anche l’anno in cui il Financial Times Deutschland, l’edizione tedesca del quotidiano finanziario britannico, come altre testate tedesche, ha salutato le rotative con un’ultima copertina in stile blackout: nera, funebre, il 7 dicembre 2012. E sì, dovevano essere distratti, cercavano notizie sui cassaintegrati, quando mezza e più editoria mondiale faceva la guerra sui click a Google perché ruba visite e dati, ed è dura sopravvivere con la pubblicità che c’è, che è sempre poca, senza rinnovarsi e senza una ricetta vincente. Distratti, sì.

Come hanno reagito? Male. Oggi scioperano perché: «La gran parte di noi lavorava altrove e ha scelto di lasciare posti e stipendi sicuri per investire in un progetto che immaginavamo duraturo», peccato abbiano ignorato  i dettagliati articoli dei colleghi in cui si spiegava loro che non c’era alcun solido motivo per cui l’iniziativa del direttore Luca Telese, e di qualche imprenditore anosmico per gli affari, potesse rivelarsi un “progetto duraturo”. Avrebbero fatto bene a salire su un treno, entrare in un bar, gettare uno sguardo sugli Ipad e capire che non è aria di ideologie neoromantiche, meglio correre a cercarsi un lavoro. (C’è un unico motivo per cui ha senso pubblicare un giornale di carta in Italia: ottenere i contributi pubblici all’editoria che non si negano a nessuno. E loro niente, per idealismo, per coerenza, rifanno quel che già fa bene il competitor di riferimento, Il Fatto Quotidiano, ma credono di farlo meglio perché il direttore ha litigato con quelli là, brutti e cattivi). Sul serio, perché in edicola? Perché alzare i costi di distribuzione e di stampa se poi sai già che non farai mai i numeri di Repubblica o del Corriere e non riceverai i milioni del Foglio o dell’Unità. Chissà.

Certo non vengano a piangere da noi. Nessuna solidarietà, pochissima empatia. La redazione fa sciopero e non sarà in edicola, ma poco male, il problema è che nessuno se ne accorgerà.

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2 thoughts on “Pubblico di Luca Telese chiude, trattenete le lacrime

  1. temevo che dimenticassi il fatto quotidiano. io adorò le pubbliche sconfessioni delle ardite spiegazioni socio/psicologiche che dovrebbero giustificare le decisioni importanti

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