Gabriele Muccino fa cilecca. È tutta colpa di hollywood

L’ultimo film di Gabriele Muccino, Quello che so sull’amore,

uscirà il 10 gennaio nelle sale italiane. È il terzo film della produzione americana del regista. Tra gli attori protagonisti: Gerard Butler,Jessica BielUma ThurmanCatherine Zeta-Jones e Dennis Quaid. Questa è una recensione preventiva basata sulle dichiarazioni e su come ci viene presentato ancora prima di averlo visto. Che idea ci siamo fatti?

La trama del trailer.

Un ex calciatore fallito, belloccio e divorziato diventa l’allenatore della squadra di calcio del figlio. Uma Thurman, sposata con Dennis Quaid, se lo fa, e probabilmente non è la sola a giudicare da come lo guardano le altre donne. La prima parte sarà probabilmente giocata sulla comicità e sulla caratterizzazione del personaggio come adulto infantile e seduttore fedifrago. Fine primo atto.

Inizio secondo atto. George è stato “la cosa più entusiasmante mai capitata” all’ex moglie, che però si sta risposando (primo triangolo, impedimento amoroso lui-lei-l’altro). Entra in scena Catherine Zeta Jones che offre un lavoro a George, e se lo limona (secondo triangolo, impedimento amoroso lui-lei-l’altra). George rifiuta la relazione con la moglie di Douglas (che Muccino sottolinea essere una cessa), perché  vuole essere un padre attento. Terzo atto. La ex si impietosisce e nel giorno del proprio matrimonio bacia George perché non è una commedia romantica del 1997.

Gabriele Muccino non piace a Hollywood

Gabriele Muccino è ingrassato trenta chili dopo essere stato stroncato dalla spietata Hollywood. A Los Angeles ha l’epifania sull’industria cinematografica mondiale più importante del mondo, lì capisce che contano solo: “i grafici, i test, il marketing, il profitto”, e il suo incredibile talento artigiano viene sottovalutato. “Qui i generi sono ferrei, si applicano protocolli. […] Se ti impacchettano il film ‘commedia sentimentale’ si aspettano che accadono certe cose, sempre le stesse. […] Ho capito perché Woody Allen ormai gira soltanto in Europa”. Cioè Muccino è come Woody Allen in Hollywood Ending, dove il regista monta il film da cieco e viene stroncato ma ottiene successo in Francia: “Qui sono un cretino, ma là sono un genio”.

Muccino da Fazio

Gabriele Muccino è sufficientemente invecchiato da poter essere intervistato da Fabio Fazio che, molto diabolicamente, finge di non sapere che il film è stato stroncato. Muccino ha fatto flop e si è consolato a Häagen-Dazs ma è bene non sottolinearlo. Inizia a raccontare la incredibile legge di Hollywood, quella per cui ti valutano il film non in base alla filmografia precedente ma in base a quel che hai fatto. In pratica è l’inverso di come funziona da noi dove abbiamo fisso il modello autoriale per cui fai un film e tutti i seguenti servono a spiegarlo.

Muccino sembra ubriaco, e vede “serpenti dapperrtutto”, racconta storie divertenti su quanto sia coglione Tom Cruise e di quanto amico sia dello star system. Probabilmente è solo nervoso perché si trova nella spiacevole condizione di sedurre gli spettatori di Fazio col cliché “Sono un grande regista che lavora a Hollywood” e contemporaneamente ammettere che ha fatto cilecca. Ma è tutta colpa di Hollywood, il film sicuramente è bellissimo.

 

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One thought on “Gabriele Muccino fa cilecca. È tutta colpa di hollywood

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