Mi consenta, Berlusconi contro tutti da Santoro

C’era chi pensava sul serio che Santoro & crew avrebbero fatto sudare Berlusconi. Come se Servizio Pubblico fosse  un programma giornalistico di inchiesta tosta, come se non fosse uno show, come se non esistesse quella cosa chiamata auditel, o quei brutti signori, gli inserzionisti, che pagano per degli spazi pubblicitari che Santoro premura di chiamare con il senso del cliffhanger di Beautiful. Come se a Santoro non importasse di tutto questo. E provi a dirlo alla giornalista che si occupa di televisione, e a quella che si occupa di costume, e a quello che si occupa di politica, che vanno ripetendo “Santoro gli sta facendo un pompino”, vallo a spiegare che è giusto e normale che vada così, che non può essere la solita puntata vista ogni sera negli ultimi dieci anni. E che non lo rottameranno, per diverse ragioni.

La prima è che lui ha già vinto: andare nel covo dei nemici lo definisce già, a priori, come vincente, perché 1) sfidi persone che ti sono ostili e 2)se te ne vai sbattendo la porta è tutta colpa delle provocazioni faziose e 3) fai finire il programma, che si basa su di te. E tu, genio del male, lo sai che sei nel pieno di un evento mediatico nazionale. Roba che fa scrivere tweet, come Masterchef o come Xfactor.

Certo, ora è facile. Prima che andasse in onda anche io mi chiedevo come sarebbe andata. Pensavo che se Berlusconi trovava irriverente tutti i giornalisti da Massimo Giletti in su come avrebbe mai sopportato le domande di Luisella Costamagna, Marco Travaglio, Giulia Innocenzi, e lui, il suo arcinemico, Michele Santoro? Semplice: con un accordo. Un accordo che Santoro sul finale di trasmissione ha pensato bene di rivelare per non passare per ingenuo: «Lei non sta rispettando le regole che ci eravamo dati». Così scopriamo due ovvietà: che Berlusconi non mantiene le promesse e che per averlo come guest star hanno preventivamente deciso ciò che si poteva dire e cosa no—questo fin da Dicembre. E a giudicare dalla lentezza con cui Costamagna e Innocenzi scandivano le domande, nel tono più calmo e amorevole che potessero trovare, loro hanno tenuto fede alle promesse. Il programma si è diviso in fasi, in un crescendo graduale di tensione: un incipit incalzante ma moderato, e un successivo carico di aspettative fornite dall’entrata dell’ologramma-Travaglio, impassibile, nel ruolo di poliziotto cattivo, diviso in due atti, due lettere-monologhi. Più un terzo fuori programma, come si dice? «colpa della diretta», sì.

Per tutto il tempo B., fin dalle battute iniziali, ha tenuto testa ai suoi avversarsi con simpatia, ha dimostrato di essere in ottima forma, con frasi quali: «Lei guadagna moltissimo, soprattutto su di me» a Travaglio.«Ho bisogno di guadagnare per pagare Veronica». «Portate una vanga a Santoro, che deve seppellirsi». (Voglio subito in produzione le magliette!). Ha sorriso, è rimasto rilassato, combattivo. Ne è uscito vincente, ha trasformato tutti nella sua spalla comica. Non si vedeva una cosa simile dai vecchi Maurizio Costanzo Show in cui Carmelo Bene o Aldo Busi erano avevano tutti contro.

D’Alema avrebbe vinto la scommessa dei bookmaker. Poco prima, intervistato a Otto e Mezzo da Lilli Gruber, aveva previsto:«Berlusconi e Santoro sono due straordinari professionisti, Berlusconi tenterà di alzarsi ma Santoro farà in modo che Berlusconi rimanga seduto». E andata più o meno così.

Il Cav non ama l’ovvio, ci stupisce sempre.

Non so se vi rendete conto che Berlusconi ha insistito per leggere la pagina di Wikipedia con le condanne di Travaglio (il momento più noioso e mal riuscito), quindi ha discusso con Santoro: «sa cosa deve fare? alzarsi e uscire dallo studio, io resto qui». E poi si è diretto verso Travaglio dicendogli di levarsi: «spostati che questo è il mio posto», dopodiché ha spolverato la sedia. E niente, tutto ciò è meraviglioso. Ma ancora vi chiedete se questo genere di tv serva o meno? Volete morire di noia?

E il punto non era: si alza oppure rimane, anzi su questo ci ha scherzato parecchio, ma: quando si alza ci regalerà un fuori onda? Certo che sì!: «ragazzi non fatevi infinocchiare da questi qui», dice prima dell’ultimo blocco del programma, quello con Vauro che tenta di farci ridere. Non penso sia mai stato preceduto da un intrattenitore di tale talento col quale confrontarsi, che è anche il bersaglio di una vita. Che colpo.

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