Django Unchained – recensione senza usare la P word

Lo studente Dams dentro di me dice che il film è buono ma non ottimo. Django Unchained è uno Spaghetti Western-romance-blaxploitation-videoclip musicale, nuovo film di Quentin Tarantino, uscito il 17 Gennaio nelle sale italianeTolte le citazioni cinematografiche, il personaggio di Christopher Waltz, il tentativo liberatorio di vendicarsi dello schiavismo ribaltando il soggetto debole in quello forte, e la scena in cui Django, la d è muta, si vendica dei tre fratelli Brittle che lo hanno separato dalla moglie in modo, Django vestito da Prince, una colonna sonora già cult, non rimane niente di notevole ma una riproposta del catalogo videoludico tarantiniano al completo. Eppure.

Eppure il cialtrone che è in me, che ha colto e firmato il patto d’intesa con il regista, si è divertito dall’inizio alla fine. Come la mettiamo? È un film tanto sulla vendetta, come Kill Bill, quanto sull’amore, perché c’è di mezzo una donna, motore della storia, e tanta violenza psicologicamente liberatoria: perché li vogliamo tutti morti quei bianchi di merda.

Django è uno schiavo (Jamie Foxx) che viene liberato/acquistato da King Schultz, dentista tedesco/cacciatore di taglie (Christopher Waltz), che lo aiuterà a ritrovare la moglie; in cambio Django aiuterà Schultz assassinando uomini bianchi sulla cui testa pende una taglia. Il lavoro migliore del mondo per un uomo incatenato, seviziato, torturato per il colore della propria pelle. Una vendetta possibile solo al cinema. Dopo Inglourious Basterds e il nazismo, il revisionismo storico di Tarantino prosegue la preannunciata trilogia con Django Unchained, schiavo senza catene morali, eroe con licenza di uccidere — perché se i buoni non sono così buoni i cattivi sono certamente cattivissimi.

Se solo Spike Lee, che ha accusato Quentin Tarantino di spettacolarizzare la storia della schiavitù negra, e di razzismo per usare la “N” word, avesse visto i primi dieci minuti di film, quelli in cui Jamie Foxx si toglie la coperta e da “senzatetto del Bronx” e si trasforma in cacciatore muscoloso, con una ripresa sulle spalle che giusto Luchino Visconti in Rocco e i suoi Fratelli, tutto per mostrare la coolness nera e l’inferiorità bianca (gli schiavisti son tutti redneck flaccidi e ubriaconi), se solo, dicevo, si fosse fermato nell’impeto censorio ideologico e politically correct, avrebbe notato che il film di Tarantino di razzista, ovviamente, non ha niente e che può permettersi di usare persino la parola “nigger” con licenza concessa dal buon senso. In questo film “bianco” è di sicuro più dispregiativo. Per quanto riguarda la spettacolarizzazione si va a sensibilità, io trovo più offensivo un brutto film, e non è questo il caso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...