Fenomenologia del gay a Sanremo (e Anna Oxa)

«Sanremo è un sottoprodotto del Primo Maggio. Non è per gli artisti ma per il sistema». «Sono stata esclusa per ragioni politiche». «Sono stata tolta, dopo una litigata pazzesca, perché sono un cane sciolto, non ho appartenenze». «Io Sanremo ho sempre scelto se farlo o no, ma ho scelto io, non un sistema che non ha neanche ascoltato i brani di chi ha preso». Anna Oxa, come tutti sapete bene, ha preso male l’esclusione da quest’edizione sanremese a cura di Fabio Fazio. Peggio di una donna rifiutata niente.

I fan di Anna Oxa hanno picchettato la sede Rai, segnalando al mondo intero l’ingiustizia: Anna è esclusa per fare spazio ai big stranieri. Scandalo! Non sentivo questa teoria del “preferiscono le straniere alle italiane” dallo sfogo di Anna Nucci in arte Tamajò in un oscuro canale toscano— lo trovate su YouTube Una Star Dimenticata.
Pare che Fabio Fazio si sia scusato perché non tutti possono essere inclusi nei quattordici in concorso. E tra questi Non Tutti c’è Anna Oxa.

Al posto di Anna Oxa ci saranno Raphael Gualazzi, Elio e le Storie Tese, Chiara, Almamegretta, Malika Ayane, Modà, Daniele Silvestri, Simona Molinari e Peter Cincotti, Marco Mengoni, Simone Cristicchi, Annalisa Scarrone, Max Gazzè, Marta Sui Tubi, Maria Nazionale.

Quattordici, come il numero di edizioni a cui ha partecipato la Oxa, forse troppe, ma si sa che a Sanremo la ripetizione piace. E’ un rito ciclico. Come le canzoni sui gay.

1. IL RIPUDIATO. Coming out Sulla Porta (1996)

«Mamma son qui con le valigie sulla porta e in macchina c’è un uomo che mi sta ad aspettare, la verità lo so ti lascerà sconvolta quell’uomo è il mio primo vero amore» cantava Federico Salvatore, napoletano, nel 1996, gettando le basi per tutte le successive canzoni d’amore omosessuale. Erano tempi di coming out problematici, di matriarche meridionali ansiose e opprimenti, di padri assenti, di provincialismi e moralismi, di borghesia (sempre ipocrita), e di tutto l’armamentario di temi che attraversano la critica sociale più o meno dagli anni ’60. «Smetti di fare la vittima indifesa perché così hai perduto anche tuo marito, quel povero leone che scappò come un coniglio davanti al mostro del tuo amore arrugginito». Erano anni in cui ovviamente il gay è gay perché la madre è opprimente e il padre è assente, e così il figlio diventa transgender: «il mio desiderio  era di piacerti e allora col rossetto e con il tuo ventaglio  in bagno mi truccavo per assomigliarti». Certo.

2. IL PACIFISTA GAY FRIENDLY. Targato Na (2001)

Il 2001 è l’anno dell’indolenza pacifista cantata da Principe e Socio M. in Targato Na. Il protagonista è un tardo hippie che passa il tempo ad annebbiarsi di canne in appartamenti studenteschi con tutta la pletora di disoccupati e precari, cioè con il tipo di persone che diverranno il pubblico fisso in studio di Santoro e Floris. L’idealismo no global del giovane entra in conflitto con il suo lavoro: il carabiniere. L’amore gay è qui secondario ed è sprovvisto dei cliché di genere, niente trucco e niente effeminatezze. Il ragazzo si innamora di un carabiniere del Basso Treviso, caratteristica che ribadisce il pacifismo gay friendly: “fate l’amore non la guerra”. Comunque alla fine muore.

3. LA FAG HAG. Il mio amico (2008)

Nel 2008 Anna Tatangelo inaugura il filone (?) fag-hag con Il mio amico, il cui testo recita «Il mio amico cerca un nuovo fidanzato perché l’altro già da un pezzo l’ha tradito, dorme spesso accanto a me dentro al mio letto e si lascia accarezzare come un gatto, il mio amico mi confida le sue cose». Sono passati dieci anni dalla prima volta in cui abbiamo visto Julia Roberts e Rupert Everett in Il matrimonio del mio migliore amico, e in tv Will&Grace ha rappresentato il gay come confidente fedele, un sostituto maschile del sesso, una versione morbida, sicura, protetta di erotismo. Nel tentativo di far accettare il ricchione dal pubblico sanremese il testo lo descrive come una vittima priva di sessualità, se non addomesticata, in preda a sofferenze d’amore e solitudine, pianti notturni e travestitismo: «Fa di tutto per assomigliarmi tanto vuole amare come me». Segnalo la  frase rivelatrice quanto apocalittica: «Dà la vita a quella morte che vive dentro te…». Pesante.

4. IL PAPA BOY. Luca era gay (2009)


Nel 2009 Povia raggiunge la terza posizione con Luca era gay sulla conversione gay-etero di un uomo. Dopo ogni esibizione Povia mostra brechtianamente un cartello-minkia: «Nessuno in fondo sa com’è fatto un altro», «Nessuno ha sempre ragione», «Serenità è meglio che felicità», «Ognuno difende la sua verità», e «Il percorso è più importante del traguardo». Se è vero che Sanremo è lo specchio del Paese gli omosessuali dovrebbero preoccuparsi per come vengono considerati nelle canzoni. Luca «non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio passato ho scavato e ho capito tante cose di me», e cosa trova nel suo passato? Trova la madre ossessiva che «mi ha voluto troppo bene un bene» e trova il padre assente che «non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare». Sarebbe stato meglio parlarne con Barbara D’Urso considerate le affrettate conclusioni.

Notare che Povia è l’unico a sessualizzare Luca, seppur nella logica di un’educazione sessuale anni ’60. Nel testo viene tratteggiata la corruzione omoerotica ad opera di un uomo più grande: «con lui nessuna inibizione […]riuscivo ad essere me stesso poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso». Sembra Boys Beware (1961), un documentario propagandistico prodotto dal dipartimento di polizia Inglewood Unified School District della California, in cui si avvertono i genitori del pericolo degli adulti gay che rimorchiano i loro innocenti figli minorenni. La canzone termina con un bel matrimonio eterosessuale, un figlio, un amore risolto e il perdono dei colpevoli—i genitori. Mi sembrava che Luca non fosse mai stato veramente gay ma quel che persino la letteratura di para-psicoanalisi di inizio secolo, nei suoi libretti curativi i cui suggerimenti vanno dall’astinenza alle gite in campagna, riconosce come “omosessualità per necessità”, cioè eterosessuali che fanno sesso omosessuale in mancanza di fidanzate, donne o per denaro. Quelli che Don Seppia invocava tra le sue grazie cristiane, ignorando l’ecumenico Povia, «Li voglio giovani, neri e con problemi».

5. IL GAYMINKIA. (Il postino 2013)


Quest’anno il testimone dell’amore gay passa a Renzo Rubino, una giovane promessa che si ispira a un frullato sonoro di «Lady Gaga, Enzo Jannacci e Domenico Modugno», con la canzone Il Postino. Cosa c’è dentro: mamma e papà all’oscuro dell’omosessualità dei figli, romanticismo lezioso, amore omo. Cosa non c’è: trucco e parrucco, tradimenti e pianti, psicodrammi, retorica arcobaleno. Segnalo il verso di ispirazione culinaria che è in realtà una citazione formale da Silvano di Jannacci: «Prendimi, apparecchiami/Poi sorprendimi con un mazzo di fiori». Cioè a dire: sbattimi forte ma poi regalami dei fiori così da tenere un piede nella società romantica che ci piace tanto, dove posteremo le nostre foto su Facebook e Instagram in cui siamo mano nella mano e la poesia di qualche autore romantico che non abbiamo letto. Dal testo di questa canzone, il cui ritornello fa «Amami uomo con le mani da uomo/ E tu, toccami fiero con un soffio leggero» sembriamo approdati a un ulteriore livello. (Non sono certo di aver capito il senso di questo testo, se è una canzone sul fisting è molto rivoluzionaria). Non ci si preoccupa più tanto dell’integrazione nella società, perché si è integrati, o del coming out, perché non è più tanto traumatico, ma si vuole urlare fieri che «c’è anche amore senza rima voglio urlare più forte di prima, amami uomo». Mamma e papà capiranno.

4 thoughts on “Fenomenologia del gay a Sanremo (e Anna Oxa)

  1. Pingback: Sanremo 2013, un resoconto impietoso #Sanremo #sanctusremus « FRASISFATTE

  2. E’ veramente preoccupante il fenomeno dell’arroganza degli invertiti; ma si chiamiamoli “invertiti” come si usava una volta, è più onesto! Il bello è che nessuno sembra abbia il coraggio di ironizzare o commentare, anche pacatamente, il fenomeno: della serie: chi tocca i froci muore!(parafrasando certi cartelli sui tralicci di alta tensione).Questo Sanremo è veramente nauseante e vomitevole per lo spazio riservato agli invertiti con l’aggravante della propaganda della strana ideologia della sinistra, guarda caso proprio una settimana prima delle elezioni!!Pazzesco ed inaudito lo sbarco dell’armata rossa con quel cretino di Cotugno che rimpiange il sovietismo!!

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