Sanremo 2013, un resoconto impietoso #Sanremo #sanctusremus

«Qualcuno può infilare un cazzo in bocca a quel tizio? Perché è ciò che vuole: è un succhiacazzi e tiene la bocca aperta perché vuole che qualcuno gli venga dentro» George Carlin, zittendo un disturbatore tra il pubblico.

Negli Stati Uniti lo stand up comedian è amato almeno quanto l’heckler è odiato. I professionisti della comicità sanno come zittire, nel modo più violento possibile, queste teste di cazzo. George Carlin, Louis C.K., Bill Hicks, e tanti altri geni ben raccolti nell’articolo di Pietro Minto su Studio, sanno farlo. Ieri sera Maurizio Crozza sembrava un novellino di fronte alla prima platea ostile della sua vita.
Gli veniva da piangere ma doveva finire il pezzo. Insomma, peggio di una contestazione e di punchline che non fanno ridere neanche per sbaglio solo la coda tra le gambe. Fazio e gli inserzionisti avranno ringraziato i contestatori/heckler per aver fatto guadagnare la prima pagina dei giornali al Festival, ché se no finivano tutti nella Casa Allegria di Mike Bongiorno.

La versione di Sanremo di Fazio, è già stato detto e ripetuto, è la versione lunga di Che tempo che fa, piena di riferimenti alti e colti che si mischiano al popolare: una costruzione scenografica impeccabile, una regia attenta, una scrittura sobria e una rigorosa organizzazione dei tempi. Il momento più televisivo è stato certamente il coro dell’Armata Rossa con Toto Cutugno (a proposito, gli italiani si dividono tra chi è in grado di pronunciare il cognome in modo corretto e chi dice Cotugno; ieri ovviamente a proclamare l’entrata in scena di Toto c’era il secondo tipo). Gli autori hanno voluto mandare ad Anna Oxa un messaggio forte e chiaro: «Concertone del 1° Maggio? Noi ricostruiamo direttamente il Muro di Berlino!Stronza!». Che poi, a posteriori, tra figli di immigrati che rivendicano cittadinanza, omosessuali che rivendicano il matrimonio e Toto Cutugno che ha nostalgia dell’URRS, mi vanno a contestare proprio Maurizio Crozza con le battute sbagliate su Berlusconi?

Toto_cutugno_armatarossaToto Cutugno e l’Armata Rossa. Di solito siamo noi a portare i nostri scarti da quelle parti, come abbiamo fatto con i Ricchi e Poveri, che riempiono Pala Sport da 40.000 posti o intrattengono il ministero degli Interni, Putin o Medvedev. Un giorno un manipolo di antropologi studierà il motivo per cui il cattivo gusto impera nell’Est Europa e sul teatro dell’Ariston tra bretelle, camicie mal portate, vestiti viola di criminali sarti vesuviani, pantacollant e dal turchese lucido di acetilene della sottoveste slabbrata monospalla. E viene in mente una sola parola: ceruleo.

Certo qualche parola di troppo, oltre a Crozza, c’è stata. Come il paracadutista austriaco Felix pezzo di figo Baumgartner che ha dato della bionda e rompicoglioni alla Littizzetto, immediate le reazioni delle Femen che domani si faranno infibulare di fronte all’Ariston. O come Toto Cutugno (questa prima puntata è tutta sua) che ha stretto la mano al difensore del Torino Angelo Ogbonna e dopo tutti gli sforzi per fare i progressisti gli ha detto: «Io sono milanista, noi abbiamo *uno come te* anche lì. Balotelli». Uno come te, mumble mumble.SANREMO: PRIMA SERATA

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Poi c’erano i gay che emozionano. Chiamatemi cinico ma questi due, seduti, vestiti così così, con dei cartelli come i teenager americani nelle loro camerette, o come Povia, non mi hanno intenerito. Potrebbero essere disabili, per quel che ne sappiamo, la musica non aiuta, anzi, sottolinea la differenza prossemica tra i due gay addomesticati, ospiti mansueti, e gli altri, nella dirompente e libera soggezione erotica. Non trovo differenze con la metafora felina made by Tatangelo-Coconuda. Piccola digressione: la bellezza è extrasanremese, viene da fuori, da altri universi: tennis, pallanuoto, cinema. Torniamo ai due normalissimi, più normali dei normali, i quali ci raccontano che si sono scambiati i numeri di telefono a un evento pubblico, si sono incontrati per un film di merda ma si sono sentiti a proprio agio all’aperitivo, poi sono andati, dove vuoi che vadano due gay che spasimano per la rispettabilità sociale?, al MUSEO. Ricapitolando la sequenza è questa: sguardo-cinema-aperitivo-museo, ovvero la piaga sociale che tutti noi dovremmo scongiurare. Me li vedo tenersi per mano al museo guardando video di Bill Viola e poi uscire, ancora palpitanti soggiogati da tanta creatività artistica, e singhiozzare «quando mai questo triste mondo sarà pronto per il loro amore». (Te prego#1). E ci dicono che dopo undici anni di convivenza vogliono sposarsi: perché si amano. E voi vi asciugate le lacrime (te prego #2). E loro dicono che andranno a New York a farlo (te prego #3) perché qui la legge non lo permette. E voi applaudite. E io penso a Tiziano Ferro. Quello che vi piaceva tanto quando diceva che: «Sposarsi dev’essere una libera scelta individuale. Forse lo farò o forse no, ma dev’esserci la possibilità. E non andrò in Spagna a farlo, se si può fare qui bene». Ripeto, chiamatemi cinico, ma per tutto il tempo ho pensato che quei due si somigliavano tantissimo, e riuscivano a reggere i cartelli in modo da sembrar froci anche senza muoversi o parlare.

Sanremo è un editoriale televisivo che tiene dentro tutto il costume nazionale. Se volete commentare con me lo farò su Twitter e Facebook insieme agli Aristoncratici.

One thought on “Sanremo 2013, un resoconto impietoso #Sanremo #sanctusremus

  1. L’Occidente sta affondando in un mare di inetto ed isterico buonismo generato da antiche apparenti colpe storiche (colonialismo, inquisizione,etc) ingigantite e politicizzate da ideologie ultramoraliste di stampo cattolico e comunista.Il fenomeno degli invertiti (gay) è un aspetto di questo triste e preoccupante scenario , dove ,paradossalmente , le persecuzioni dei cristiani, non hanno un ritorno mediatico per non fare piacere alla Chiesa e per non “disturbare” il mondo mussulmano. Oriana Fallaci ci manchi tanto!!

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