L’adolescenza di Madre, a 60 anni.

Siamo nel pieno della notte. Madre mi sveglia per recitare quel che solo lei definirebbe una poesia: «Vorrei che mi cercassi/Ma so che non puoi/Abbracciarti/Ma so che non dovrei», e io, prima di spingerla fuori dalla mia camera nel modo più gentile che trovo, le dico: «Vorrei tanto dormire/Ma sono in ostaggio delle velleità artistiche di una madre completamente pazza che fa pesare al mondo i suoi spasmi d’amore; FUORI-DI-QUI».

Quando si credeva una grande pittrice non era così fastidiosa; le nature morte, senza senso della prospettiva o i gattini dipinti sulle t-shirt avevano un loro discreto fascino. Se non altro, non pretendeva che le sue creazioni notturne, dovute a «improvvise emozioni», fossero così importanti da interrompere i miei sogni. Non è un film, purtroppo.

Madre è sempre stata un po’ narcisista ed egocentrica, due tratti comuni della donna che vive una seconda adolescenza fuori tempo massimo. È peggiorata ulteriormente quando è andata in vacanza in Egitto e anziché tornare (solo) coi consueti oggetti che ti rifilano e che una volta disfatte le valigie dici: «Ma questo?!», è tornata innamorata.

Innamorata di un vucumprà nubiano, cioè “discendente del faraone”, che è anche un imam musulmano. Per non farsi mancare nulla!

«Non ho potuto parlargli di te, Manuel, perché sai… lui è musulmano!»

«Ah sì? Sai quanti me ne sono fatti di musulmani»

«Sì, ho visto che c’erano un sacco di froci che davano soldi ai ragazzi; che schifo! Ma lui non accettava il loro numero. Lui è diverso. Non diceva niente»

«Perché c’eri lì tu a guardare, genia. Vuoi che si lasci scappare l’occasione succulenta di una bionda occidentale di mezza età (la prospettiva di una vita!), prendendo il numero di qualche frocetto? Non sotto i tuoi occhioni»

«Ma io non ci ho fatto niente! Lo amo. E lui ama me. È colto, sa tre lingue, [vende borse ai turisti, abusivamente, fuori dal villaggio turistico in cui lei soggiornava] dobbiamo fare la “Promessa di Matrimonio”»

Tra le poche certezze della vita, c’è che, se una ti dice «Vado in vacanza in Nord Africa», non le mancheranno certo le occasioni per spassarsela. Solo Madre ignorava l’esistenza di un florido turismo sessuale: «Le donne che vanno in Egitto sono di due tipi: quelle belle col fidanzato, e poi le brutte, che nel loro Paese non le vuole nessuno e lì invece rimorchiano uno diverso al giorno». E il figlio si chiede, ma proprio a me tocca la madre anticonformista che inverte il trend e torna dalle vacanze con tante complicazioni senza uno straccio di orgasmo?

Chiamatemi pure cinico, ma vi do un resoconto reale di come molto probabilmente stanno le cose qui sul pianeta terra. Mustafa, questo il suo nome, nel migliore dei casi sarà sposato e con figli e nel tempo libero smarchetta con turisti froci tedeschi, francesi e italiani, e fa il Bel Ami con donne che hanno superato i cinquanta, ma si sentono ancora fresche rose di campo. Nel peggiore dei casi è invece uno sprovveduto e ho pena per lui, perché tra i due non sarà Madre a uscirne danneggiata.

Peggio di una figlia adolescente in balia degli ormoni, c’è solo una madre cinquantenne in balia degli ormoni. Problema su cui gli scienziati si interrogano senza soluzione: come curare le teenager in menopausa. Solitamente sono mogli annoiate, insoddisfatte, lasciate dai mariti per donne più giovani o single “per scelta”. Tutte ricalibrano le priorità su quanto sembrare più attraenti; fanno piani irrealizzabili e pretendono attenzioni continue; nei casi più gravi si premurano di far sapere all’ex che si stanno “divertendo un sacco”.

Purtroppo non è mai vero. Non si sono mai iscritte al Club delle prime mogli. In generale gli ex mariti se ne fregano, rendendo vana qualsiasi vendetta basata sul presupposto che l’altro sia geloso. Tutti noi figli maturi nascondiamo loro qualsiasi progresso nella relazione dei nostri padri, ché sappiamo potrebbe aggravare la follia e renderle ancor più incontrollate.

Non che manchino i tentativi per farle rinsavire; tu le prendi da parte e cerchi di persuaderle con ottimi argomenti, spieghi loro che comportarsi da adulte non era poi così male, rispetto a piagnucolare e lagnarsi di essere uniche e incomprese vittime di un mondo sbagliato. Semplicemente hanno passato da un pezzo l’età per cui è concesso comportarsi da stupidi.

Ci siamo passati tutti, e abbiamo prolungato il peggior atteggiamento adolescenziale fino alla laurea in antropologia culturale, graphic design, filosofia, studi teatrali. Abbiamo anteposto alla razionalità la dottrina Photoshop: il dovere di avere uno stile di vita fighetto, cedendo all’idea allucinante che fare un qualsiasi lavoro para-creativo sia la massima aspirazione possibile. Ci siamo, in altre parole, sbagliati. Un’adolescenza a lungo termine non è socialmente sostenibile.

In genere non dura. Arriva il momento, si spera, della redenzione; quello in cui ci si adatta alle reali opportunità e dobbiamo convivere con l’orribile realtà. Avere un buon lavoro ben pagato, una invidiabile relazione d’amore, o più in generale la prospettiva di una vita felice, non sono sogni sempre realizzabili. Può succedere che le cose vadano male, che il lavoro non ci entusiasmi, l’amante ci abbia deluso, e si paghino mutui su acquisti di cui ci pentiamo. E a quel punto si prospettano due strade.

La prima è accettarlo e vivere costruendosi delle vie di fuga, concedendosi piccoli piaceri per alleviare l’amara frustrazione del fallimento. La seconda è rinchiudersi in bagno e telefonare all’estero, al proprio fidanzato trentenne Mustafa, facendo salire la bolletta e scendere la pazienza dei figli. Madre ha scelto la seconda via.

Quest’articolo è stato pubblicato sull’edizione de Gli Altri – La sinistra quotidiana, nello speciale adolescenza, con il titolo “Tutto su mia madre” il 17 novembre 2012

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