Le contraddizioni del fan club di Beppe Grillo

Ciao sono Manuel scrivo su un blog e mi candido alla cultura. Sono laureato e incensurato!

«Noi siamo contro i talk show» dice il deputato cinque stelle microfonato in diretta al talk Otto e Mezzo. E’ uno dei 163 eletti del Movimento Cinque Stelle, quelli che si sono presentati, in trenta secondi ciascuno, in streaming dal salone dell’Hotel Universo, producendosi in un’inconsapevole performance a metà strada tra assemblea studentesca autogestita e il casting da talent-politico. «Sono laureato all’Isef. Mi occupo di sport e di allenamenti di calcio ed è di questo che vorrei occuparmi. Grazie».«Sono vegano e disiscritto alla chiesa cattolica». «Sono vegetariana e antispecista». «Sono archivista e faccio teatro. Mi candido alla cultura». Gli eletti M5S sono gli unici a considerare il vegetarianismo come una credenziale. C’è chi lo specifica in curriculum come prova evidente di una eticità sopra ogni legittimo dubbio. Ironizzare è facile perché sono dilettanti.

Detestano la televisione ma la presidiano. Se i politici sono tutti corrotti, tutti disonesti, tutti senza scrupoli, il M5S si è detto “non-partito” e gli eletti sono “cittadini” e non onorevoli. Ha evitato di andare in televisione perché ha capito che la comunicazione, come ha ribadito di recente Umberto Eco,  «non è più diretta ma va come una palla di biliardo, ovvero si parla a nuora perché suocera intenda (o viceversa)». Tempo fa bastò un’ospitata a Ballarò per espellere Federica Salsi dal movimento; troppo autonoma, troppo protagonista: non rispettava le direttive dei funzionari. Oggi non ci sono conseguenze, pare, per l’attivista Emiliano Martino, soprannominato  il “cappellaio matto“, che a InOnda ha ripetuto l’antagonismo del M5S ai ladri dei partiti PD e PDL, senza però fornire analisi politiche al di là del “noi siamo contro”.  Nessuna conseguenza, per ora, neanche per Paolo Bernini, venticinque anni, il più giovane eletto alla Camera per i grillini in Emilia-Romagna, che a Ballarò ha detto: «In America hanno cominciato a mettere microchip nel corpo umano per controllare la popolazione». Il documentario complottista, Zeitgeist, gli ha “aperto gli occhi” e si è avvicinato alla politica. Come quelli che usciti dal cinema per vedere Matrix hanno detto: «ma forse questo mondo non esiste».

La sovra-interpretazione dell’intelligenza collettiva è una puttanata irresponsabile, una cialtronata accademica se applicata alla politica. Già con Wikipedia ci sono dei problemi teorici: regole poco chiare, organigramma gerarchico, elitarismo informatico. L’idea che basti l’expertise dell’ingegnere per occuparsi di opere pubbliche o del giardiniere per occuparsi di politiche ambientali è nella migliore delle ipotesi un eccesso di ottimismo, così come escludere chi non usa internet e consentire le votazioni alle “parlamentarie” solo tra gli iscritti al fan club non è esercizio democratico ma fanatismo pseudoreligioso. Non sappiamo che faccia abbia fatto Gianroberto Casaleggio quando Michael Slaby, responsabile comunicazione digitale per Barack Obama, gli ha detto che: «dobbiamo includere, non tagliar fuori col digital divide».

Lo slogan propagantistico del M5S sostiene che: “ognuno vale uno” ma non fanno i conti con la rappresentanza di tutti gli italiani: ognuno non vale affatto uno. Grillo e Casaleggio stanno prendendo in considerazione di un momento iniziale in cui i grillini voteranno secondo disposizioni dall’alto. Ma è già così: le idee non ci sono, e quelle poche esistenti sono prescritte dal blog web 1.0 che gli attivisti mandano a memoria, con lo stello lessico. Fateci caso: quando i grillini parlano pubblicamente si premurano di specificare che lo fanno “a titolo personale”.

La Casaleggio&Associati è per ammissione di Gian Roberto Casaleggio interessata ai big data. Cosa vuol dire? La campagna elettorale di Grillo si è sintetizzata soprattutto in un punto: mandiamoli a casa. Ma ha fatto di più. Ha monitorato le richieste di un segmento dell’elettorato (perché al contrario del PD loro credono nella campagna elettorale) e ha utilizzato la forza oratoria spettacolare di Beppe Grillo per trasmettere in piazza e via web il messaggio politico personalizzato (micro-targetting) a seconda delle regioni d’Italia visitate. Se sono a Palermo dirò al cittadino che lo Stato ti ha abbandonato; se sono a Varese dirò che gli elettori della lega sono brava gente e bisogna cancellare Equitalia perché gli imprenditori si suicidano per colpa del fisco criminale.  Tutto questo è pericoloso come spiega Evgeny Morozov, stimato politologo bielorusso, accademico critico dei media digitali:  «i partiti presto saranno in grado di fare promesse ritagliate su misura dell’individuo a tutti noi – facendo leva sulle nostre paure e i nostri desideri più profondi – e ovviamente li voteremo più volentieri grazie a questa strategia. Non sono sicuro che valga la pena costruire una società in cui gli elettori ricevono promesse personalizzate – che nessuno potrà mai soddisfare».

Ci troviamo di fronte a un problema di credibilità e a una crisi che riguarda Euro, Europa e Stato. Se il modello “nuovo” del referendum popolare su ogni questione dovesse diffondersi in Europa avremmo stati la cui credibilità del governo è instabile. Non riesco ad immaginare investitori internazionali avere fiducia di un sistema di governo basato su votazioni referendarie sulla politica energetica o economica di un paese che oscillano continuamente.  Il “si vedrà volta per volta” è una idiozia pericolosa, ben più grave delle puttanate ecologiste da rubrica de L’Internazionale o da ex militante rifondarolo. In attesa di percorrere la pista ciclabile verso la decrescita felice, ché l’unica idea percorribile in uno scenario a 5 stelle,  Morozov ci spiega che: «In un mondo in cui nessuno può controllare i messaggi personalizzati che i politici inviano ai singoli elettori non c’è bisogno di essere coerenti o di sforzarsi di formulare un’idea».

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