Black Mirror e il problema della tecnologia

Sono vivo. Malato ma vivo. Qualche giorno fa chiedo ad amici consigli su come vestirmi per una cena elegante; è per lavoro e io sono un noto squattrinato. Mi spediscono da COS (dove altro ti spediscono se chiedi a due gay prezzi bassi per abiti pseudo-sartoriali?). E niente. Potevo risparmiarmelo. Alla cena l’orientamento sessuale e l’età non consentivano di decifrare il mio colletto della linea top class di H&M. Erano tutti anziani industriali in cachemire e seta, e sono riuscito a malapena a mimetizzarmi tra i Prada delle signore e a prendermi l’influenza. Perché non avevo una giacca e non so reggere il freddo.

E cosa si fa quando si ha l’influenza? Si sta a casa a guardare serie televisive e film. La mia prima scelta era il nuovo di Harmony Korine, Spring Breakers, un art-fantasia film, come dicono i bevitori di bevande XXL, in cui le giovani icone Disney Selena Gomez, Vanessa Hudgens e Ashley Benson raggiungono la spregiudicatezza sessuale e si atteggiano a teenager gusvansantiane. Qui però godono della loro distruttività. Ma la prima scelta, di nuovo, è roba di lusso. Non trovo uno straccio di Torrent o streaming e sono costretto a ripiegare sulla linea High di un prodotto più alla mia portata: Black Mirror. Serie antologica inglese molto chiacchierata che tratta dell’incedere della tecnologia e dei suoi effetti sulle nostre vite.

Il primo episodio della seconda serie (sono in totale tre episodi), ve lo riassumo così. Una coppia va nella casa di campagna, come nel ‘900, ma si porta dietro tutta una serie di device e gadget ultra tecnologici che gli permette di rimanere in un posto sperduto senza problemi. Lui è un social media addict: registra ogni cosa che fa, la condivide, fa quel che facciamo un po’ tutti. Lei è più responsabile (!?). Lui ha uno sguardo malinconico e disfunzioni erettili. Lei è molto comprensiva e passa le giornate a disegnare su una lavagna hitech con le dita  (la tecnologia futurista in questa serie è la cosa migliore, sembra una pubblicità Wired). Lui *ovviamente* muore, probabilmente in un incidente d’auto mentre cerca di instagrammare la strada. Lei è comprensibilmente distrutta e non se ne fa una ragione.

Un’amica iscrive Lei a un programma tecnologico di intelligenza artificiale post mortem molto avanguardista. Funziona che tutte le informazioni da social, dati, commenti, video,  vengono caricati e interpretati da un software che dapprima si limita a chattare con lei simulando le risposte dell’ex compagno, poi diventa audio, quindi la voce di lui viene riprodotta e nascono interminabili conversazioni con l’avatar del compagno. La tecnologia che impara dalle nostre abitudini a replicarci.

Attenzione, a questo punto faccio una breve digressione su come tutto questo sia reso in stile Finto Rustico + romanticizzazione della vita agreste + pubblicità di retail fast fashion su magazine patinato. Lei passeggia con cappellino e zainetto hipster nella radura; le inquadrature vanno dalla macro controluce alle panoramiche in cui ci viene mostrata la tecnologia nella natura. Tutto color pastello. Io ho rischiato l’esaurimento nervoso, ma pare piaccia. Insomma arriva a un punto in cui le spediscono a casa il fidanzato robot che ha esattamente le sembianze del suo ex. Lei lo accende, lui la scopa, la rende felice. In pratica è un vibratore. Funziona tutto più o meno bene quando lei si accorge del limite insormontabile: lui può elaborare solo informazioni del passato ma non è in grado né di meta pensieri né di empatia. OOOOOOOhh. Se lei gli dice fuori di qui! Lui esce. Non cerca di rimanere e abbracciarla. Lei è la sua amministratrice, non la sua compagna, e lui non ha volontà. Conosco persone per cui questo sarebbe il tipo di relazione ideale.

Il tutto per arrivare al punto che: la tecnologia non può sostituire gli uomini. Wow. Profondo. Sono commosso. C’è un problema: non è che la tecnologia ci delude perché non sostituisce gli esseri umani, ci delude perché è inutile anche in quanto tecnologia. A cosa serve una connessione internet se nevica e non posso vedere Spring Breakers e devo ripiegare su un prodotto mid?

One thought on “Black Mirror e il problema della tecnologia

  1. Pingback: Spring Breakers, Britney Spears e Disney | FRASISFATTE

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...