Forse non hai capito, non ci serve un attore che fa il gay

Dopo lo straordinario (?) successo delle recensioni preventive, ecco un nuovo caso da valutare in base a tutto ciò che precede la visione del film: trailer, dichiarazioni, foto promozionali.

Outing – Fidanzati per sbaglio, è il film a tema discriminazioni omosessuali dell’esordiente Matteo Vicino. La storia è questa. Una coppia di amici viene a conoscenza del bando della Regione Puglia, regione altrimenti nota come «La Mecca del cinema, della connettività, della Rete» secondo il presidente Nichi Vendola, ma l’accesso a tale bando è misteriosamente riservato alle coppie omosessuali. (In un’Italia dove uno spillo alle coppie gay fa cadere il governo e litigare partiti sedicenti progressisti si danno fondi per l’imprenditoria a coppie di fatto, che visionario questo Vicino). Tale discriminazione costringe i due, Nicolas Vaporidis e Andrea Bosca*, a recitare la parte dei gay. Alto intrattenimento, preparatevi! Nasce una commedia degli equivoci «che li trascina in un crescendo di situazioni rocambolesche destinate a coinvolgere anche diverse personalità del quotidiano Puglia oggi». Non sto più nella sedia.

Analisi del trailer.

L’esaminatrice in corpetto animalier che si esprime a scatti scambia per «CòPPia omo-sessuale» i due truffatori, i quali si fingono gay per partecipare al bando e ricevere i soldi statali e, in un film di stilisti e in un paese di scenografi-costumisti, la soluzione cinematografica adottata per rendere visivamente due omosessuali qual è? E’ mettere eyeliner e papillon a un Vaporidis con la zeppola modello Nichi Vendola; per Bosca, salopette e occhiali da vista. Fatto. (Non ho controllato ma dev’essere lo stesso che ha suggerito gli occhiali e la zeppolaper il “fratello raffinato” in Al John e Jack). Ma io dico: ma entrare in uno Zara o in una Ikea, no? Non dico di essere totalmente realistici o di uscire di casa, saper leggere i segni, però bastava un risvolto ai calzoni, o dei jeans slimfit e una maglietta con su la faccia siliconata di Lana Del Rey. No, certo, non sarebbe bastato, perché gli etero finiscono per seguire le mode gay e quindi è meglio creare un catalogo freak cinematografico ad hoc, tarato sulle mode anni ’80, che stiamo tutti più sereni. Non ci provo neanche a spiegare poi la differenza tra coming out e outing ma a naso direi che l’hanno confusa. Passiamo oltre.

Quando la commissione chiede loro come mai si trovano in Puglia i due rispondono con una battuta ispirata probabilmente a Ernst Lubitsch o Howard Hawks: «Volevamo dimostrare che la Puglia oltre alle orecchiete ha anche gli orecchioni». Bam: ridete, perché se l’hanno messa nel trailer dev’essere la battuta migliore del repertorio. (Ecco che fine hanno fatto gli sceneggiatori del Bagaglino). E infatti come in una celebre scena di Susanna! in cui Cary Grant viene sorpreso con abiti femminili e ammette, per la prima volta sullo schermo, «sono appena diventato gay», in un frame del trailer vediamo Vaporidis mettersi il rossetto. Poi baci, gente che ride, scazzottate e mare.  La notizia buona è che non hanno ricevuto fondi dalla regione o finanziamenti pubblici per la realizzazione del film, così dicono.

A venirci in soccorso c’è il Guzzanti che ha senso citare, il fratello geniale. In una scena di quel condensato di critica politica sociale che è Aniene 2 c’è un capitolo sui gay. «Insultare gli omosessuali è una cosa fuori dal tempo, perché oggi gli omosessuali per fortuna non si nascondono più, dilagano in televisione, escono allo scoperto hanno il pride. Quindi, teoricamente, se uno oggi volesse offenderli dovrebbe fare esattamente il contrario». Cioè non riconoscerli come omosessuali.  Ne nasce una delle scene più esilaranti e cattive che io abbia mai visto sui gay. Siamo a un provino per la parte di un omosessuale e si presenta Mario, in arte Gladys. A questo punto da una parte mettiamo i gay e quelli di sinistra che ridono e pensano: “quanto è geniale Guzzanti, quanto ha ragione: i gay non sono così“. E sono quelli che non hanno capito niente di niente. Dall’altra parte abbiamo quelli che capiscono che Gladys è lo stereotipo gay per eccellenza: cacciato di casa, effeminato, fa teatro, ha mille velleità artistiche, è esuberante; insomma: una macchietta. Prendere in giro Jhonatan Kashaniano o Maicol Berti perché sono conciati così sarebbe motivo di bava alla bocca per qualsiasi buona conduttrice fag hag. Ma Guzzanti lo fa mettendosi al riparo svelando prima il meccanismo: i due registi non lo riconoscono come gay e hanno un’idea del gay non stereotipata, sono così emancipati e progressisti che pensano di essere truffati da un attore che “vuole fare l’omosessuale”. Il meccanismo si è ribaltato: i due esaminatori hanno un senso dell’omosessualità ideale (cioè normalizzata, cioè omosessuali che non sembrano omosessuali), mentre di fronte a loro hanno un personaggio di Matteo Vicino! Perché dico che questa comicità è cattiva? Perché in realtà lo stereotipo gay esiste: esistono ANCHE gay molto gay (sono sicuro che ogni tanto uscite di casa e magari frequentate anche luoghi pubblici o discoteche, e sapete cosa intendo senza dovervelo spiegare). Il problema di Vicino è che attinge a un repertorio fiacco e scolorito, qualche idea se vuoi fare il regista devi pure averla, il problema di chi non capisce Guzzanti ve lo spiegherò un giorno.

—Senti ma non sono così i gay, non si vestono così, non basta muovere le mani fare gne gne

—Io sono una drag queen, io vado alla Mucca Assassina!!!

—E capirai, ci vanno tutti è pieno di figa così

Guzzanti e Lillo- Una vera offesa per un gay… di Lucas_Malor

*due attori assolutamente NON gay, non c’è bisogno che vi linko le interviste in cui lo ripetono vero?

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12 thoughts on “Forse non hai capito, non ci serve un attore che fa il gay

  1. Guzzanti è fenomenale, forse la sua satira è la migliore in Italia. Come controparte americana c’è Louis CK, che nei suoi spettacoli dà una visione simile sull’argomento. Mi viene in mente il suo invito “Quit being a faggot and suck that dick!” nello show “Chewed Up” oppure il suo monologo in “Shameless”: http://www.youtube.com/watch?v=ZK46d6Jdhfk

  2. ‘Sto film pare un film di merda e Guzzanti è genio (mica come la sorella :).
    Però il punto è: ci fosse mai un gay che dice “Ciao sono uno stereotipo gay”. Io non ne ho mai conosciuti.
    Tutti a non riconoscersi nello stereotipo e tutti a dire che gli altri sono stereotipati e a guardarli male :).
    Ciao sono un stereotipo gay ciao ❤

  3. Il film sarà probabilmente simpatico ma viviamo in un’epoca in cui gli invertiti hanno un’inutile affermazione, si fanno riconoscere, si riuniscono in caste, sfilate, sfacciate intrusioni.(vedi Sanremo)Un bambino non può essere violentato privandogli una figura paterna o materna!L’egoismo dei omosex, ci ha stufato!!Non potete mettere su famiglia e non ci interessa se un artista ,un politico o un imprenditore va a letto con gli uomini! Non ci interessano le abitudini sessuali di chiunque! Tornate nel vostro anonimato! Un uomo che “lo prende” da un altro uomo non è un gran valore!!

  4. Pingback: Un giorno devi andare alla fine del mondo (rimani pure in zona) | FRASISFATTE

  5. Pingback: Chiamateci froci, ma non rompete il cazzo | FRASISFATTE

  6. A naso mi sa tanto della versione omossessuale di Soul Man, in cui poi sti qui magari vincono il bando e poi conoscono la coppia (veramente) gay alla quale hanno tolto il posto e si pentono e, bam, la favolina moraleggiante (su quanto hanno capito che la vita da froci è dura, e quanto sono stati cattivoni a far finta di esserlo). O magari si scoprono davvero gay, e quindi il problema non si pone. La morale neppure. Ma per dirlo dovrei prima vedere il film… Ma sinceramente non c’ho molta voglia (Vaporidis non mi aveva convinta nelle notti prima degli esami, non vedo perchè un po’ di eyeliner dovrebbe cambiare le cose ora).

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