I soliti idioti di sinistra

«Ho visto che a Napoli c’erano molti cinesi che votavano. O erano dei cinesi democratici, o c’era qualcosa che non va». Lo diceva Walter Veltroni a Otto e Mezzo nel gennaio 2011 in occasione dei presunti brogli alle Primarie del Partito democratico. «Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica», lo scriveva pochi giorni fa su Facebook Cristiana Alicata, membro direzione PD nel Lazio, in occasione delle Primarie per il candidato sindaco di Roma. Tirate fuori le pale: si scava.

Improvvisamente le anime belle di sinistra se la sono presa con Alicata sui social network. Come si permette di usare una frase *così* razzista?!
Incalzata da stizziti utenti migliori di lei, Alicata ha fatto di peggio, ha aggravato la sua situazione rispondendo a un commento sul suo blog: “Non era un seggio in un campo nomadi. Se avessi visto centinaia di ebrei votare in un posto dove ne abitano pochi lo avrei detto. Come noterei tanti gay in un seggio di mormoni”. (Una bara in mogano per la signora). Frase cancellata e sostituita da un più ragionato post in cui spiega che trattasi non di razzismo ma di richiesta di legalità e di compravendita di voti. Di regola io credo nella buonafede dell’interlocutore: se uno chiarisce che non è razzista io tendo a credergli, valutando anche il contesto.

(Se non riconosciamo gli ebrei in fila di sicuro riconosciamo i gay, ma dirlo è sbagliato. Dio solo sa cosa succede nelle vostre teste quando pensate: “questo è gay”, quale atroce senso di colpa…).

Se lo avesse detto Borghezio a un comizio della Lega sarebbe suonata inequivocabilmente come una frase razzista, ma la Alicata è del PD e o ha sbagliato ideologia oppure evidentemente era in buona fede. Propendo per la seconda. La malizia dei suoi commentatori non riguarda il buon senso ma il desiderio di punirla. I cinesi e i rom sono effettivamente dis-integrati molto spesso per loro scelta, quindi è difficile credere che si interessino della politica comunale o regionale italiana quando neppure a me viene voglia di avvicinarmi a un gazebo del Pd.

L’obiezione è: “come lo riconosci un rom?”, si vede che devo essermi perso qualcosa. Noi che crediamo nel Dio Arbasino pensiamo che si possano riconoscere le persone dal tipo di vestiti, dai tratti del viso, dal modo in cui parlano. Ma forse nei circoli giusti del Pd ogni volta che sul bus ti si avvicina uno dalla carnagione olivastra, con un sacchetto di plastica in mano e infradito anche d’inverno ci si siede vicino e gli si chiede: “scusi lei è svedese?”. (Gente che non conosce Ellie Uyttenbroek). Questo è un falso problema, il punto non è come riconosci una categoria sociale o etnica. Ma ci arriviamo fra un attimo, in bold.

Mi ricorda le gag “gli (im)moralisti” de I soliti idioti, con la coppia borghese Marialuce e Giampietro, che ogni volta si trova di fronte a una situazione sensibile: un bacio lesbico, un povero al parco una comitiva di bambini immigrati, e ogni volta deve fingere naturalezza. Ogni volta si sperticano per sembrare progressisti moderni.

Il vero problema se dei rom o dei cinesi votano alle primarie è che è l’unico momento in cui possono farlo. L’unico momento di cittadinanza è rappresentato dalle irrilevanti primarie del partito democratico, mentre neanche i figli degli immigrati possono votare. Questo dovrebbe farvi incazzare.

Ma la frustrazione di essere rappresentati da un partito debole e incapace spinge al politically correct, e come scrive Umberto Eco: «la tendenza ha assunto anche aspetti neoconservatori o francamente reazionari. Se tu decidi di chiamare le persone in carrozzella non più handicappati e neppure disabili, ma ‘diversamente abili’, e poi non gli costruisci le rampe d’accesso ai luoghi pubblici, evidentemente hai ipocritamente rimosso la parola, ma non il problema».

Insomma, se i voti siano comprati o meno sarà da provare, ma che ci si stupisca che degli immigrati votino da un partito di centrosinistra che dovrebbe dare loro voto è molto più significativo.

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