Coglione, io guardavo Happy Days

Sabato sera Il Paese reale, cioè da Roma in giù, guardava ballerini in tutù muoversi sulla musica dei Queen sotto lo sguardo di Miguel Bosè. (Come omofobi domani sarete poco credibili). E’ iniziata la nuova edizione di Amici; quella che per risparmiare, oltre a dimezzare l’orchestra e le trasferte, ha eliminato anche il traduttore simultaneo per Harrison Ford, il quale era appeso a un auricolare sordo. (O questo o non c’era verso di animarlo). Quella che fa milioni di ascolti. Quella che ha avuto come ospite Matteo Renzi; colpevole di aver messo piede in casa del nemico, dove si compie il lavaggio del cervello berlusconiano, e tutte quelle teorie che faranno perdere di qui all’eternità il centrosinistra. 

Ospiti illustri nella prima puntata, da Gino Paoli («I talent show non mi piacciono perchè non mi piace la roulette russa e, in generale, il meccanismo della sopraffazione») a Gianna Nannini («In musica il voto mi fa cagare: sminuisce e declassa»); da Fabri Fibra («siamo andati da amici ma quel programma indovina?/In realtà è una setta di ricchioni e lesbiche in vetrina») a Marco Mengoni (che non ha recriminazioni di sorta, e ci mancherebbe). «Passo per una che ha dei begli ospiti», dice Maria, «all’inizio era difficile, perché c’era un po’ di snobismo». Ma tu pensa.

Giovedì a Servizio Pubblico Daniela Santanchè aveva scatenato l’ilarità del pubblico raccontando di aver partecipato a un programma televisivo con un senatore del Movimento Cinque Stelle. Specificando il programma, che non era Ballarò o Piazza Pulita ma un impresentabile Pomeriggio Cinque, il pubblico era scoppiato a ridere. Si sentiva, evidentemente, a una tavola rotonda di Harvard, lì nel territorio franco della tv di qualità. E Daniela, quasi per giustificarsi, ha aggiunto: «Ma scusate: Renzi va ad Amici». E infatti.

«Invece di aspettare che crescano e vedano Ballarò lo portiamo ad Amici», dice la De Filippi. Un giorno tra i mille talenti dell’autrice le riconosceremo anche questo, di aver portato un politico tra i ragazzini che un giorno, presto, voteranno. Così Renzi si è presentato in jeans slimfit e giubbotto Versace à la Fonzie, ovvero la versione più aggiornata dell’adolescenza che è in grado di replicare: «Visto il successo che ha avuto il giubbotto, adesso o mi metto a fare Fonzie o mi butto su Ralph Malph. Richie Cunningham non funziona. Io credo però che i ragazzi di Amici non lo vedessero nemmeno Fonzie, è un’altra generazione». Almeno lo sa.

Il personaggio di Fonzie oltre al giubbotto mitologico ha ispirato anche un paio di locuzioni. a) La sindrome di Fonzie indica un’inaspettata popolarità a un personaggio minore della serie su cui gli autori focalizzano lo show in risposta alla reazione positiva del pubblico. Cioè, per dire, un sindaco che può diventare dirigente di un Partito. Ma in Italia gli sceneggiatori son più decisivi del pubblico, quindi non fantastichiamo. b) Saltare lo squalo, in inglese Jumping the shark, è invece la frase in codice dei critici per sancire l’inizio del declino di una serie; deriva dal momento in cui Fonzie, in sci nautico e giacca in pelle, scommette di saltare sopra uno squalo bianco per dimostrare il suo coraggio. Di lì in poi sempre peggio.

C’era anche Fabri Fibra, ché sta facendo il redemption tour tra i programmi citati nei suoi precedenti dischi. Maria, con molta generosità, ha sciolto in pubblico le proprie riserve in merito al rap. Non era la sola ad aver pregiudizi; solo un paio di anni fa Fibra dichiarava: «Se un ragazzino di oggi viene in studio a fare un colloquio, si presenta tutto firmato e conciato come un tronista, quindi probabilmente senza saper fare un cazzo, e appena mi vede domanda: “Ma tu come fai ad avere successo?” Io gli rispondo: “Coglione, io guardavo Happy Days”». Anche lui!

Non ci resta che augurare sia a Renzi sia a Fibra di non indossare mai degli sci nautici.

 

Questo articolo è stato pubblicato su Gli Altri

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