Emma Bonino, o del cattivo endorsement

Ogni Paese ha le celebrità che si merita. Vi sarete accorti dalle vostre timeline intasate di “Emma Bonino pratica aborti” o “Emma Bonino contro la mutilazione genitale”o “Emma Bonino si cala da un elicottero”, che l’idea di Emma Bonino come prossimo Presidente della Repubblica viene percepita come un’ipotesi verosimile. (Temo che ci faranno la sorpresa di eleggere Massimo D’Alema, suo nemico storico, solo per dispetto). Emma Bonino piace: è sempre in testa nei sondaggi, trasmette valori di lotta politica e impegno civile, è una donna—non siamo ipocriti, in questo momento avere l’utero può essere usato politicamente a proprio vantaggio, anche se Bonino è sempre stata onesta e chiara su questo punto. Non sto qui a dirvi i motivi per cui è una grandissima perché l’ha già scritto bene Staderini.

Assieme al battage promozionale dal basso, o grassroots come direbbero gli americani, c’è quello delle nostre celebrities. Da queste parti pensiamo che l’endorsement dell’industria culturale non conti un cazzo neppure se è quella più figa del mondo (leggi: Hollywood), figuriamoci in Italia. Che Michael Jordan abbia fatto benissimo a Nike non c’è dubbio, che Eva Longoria abbia fatto vincere Obama è più discutibile. Poi pure lì sbagliano eh: lo spot Nike del campione di golf Tiger Woods fece flop. Ci sono casi in cui la sponsorizzazione di un marchio da parte di una celebrità percepita con scarse qualità influisce negativamente sul marchio stesso (leggi: Jessica Simpson. A casa nostra: Nicole Minetti per Parah).

Capita che il presidente più cool si sia circondato di gente cool e abbiano fatto un buon lavoro, se non nel fargli guadagnare voti (tendo a credere che le persone non abbiano votato Obama per merito di Lena Dunham o Beyoncé, ma non ho le prove), di sicuro accreditandogli un prestigio intellettuale, culturale e un consistente aumento punti figaggine nel proprio carnet.

Capita che una donna straordinaria, Emma Bonino, sia invece promossa da persone che fanno video brutti, dicendo cose brutte, in modo brutto. Io non voglio fare quello che “Ah in America sì che sanno fare le cose”, perché quando ci ha provato Renzi lo abbiamo deriso, e se provassimo a imitare quella che probabilmente sarà futuro sindaco di New York, Christine Quinn, sarebbe subito critica e analisi.  Dico, se un nostro aspirante sindaco fosse anche solo in grado di fare un video paraculo come quello noi ce ne accorgeremmo subito.  Quinn usa la madre morta per far passare un messaggio socialista, dico solo questo. Non voglio fare quello che “quanto è bravo Obama, noi zero”, perché non è neanche questo il punto. Il punto è che le nostre celebrità sono i politici. Non abbiamo un’industria culturale di alto livello capace di costruire video parodia come quello di Joss Whedon e l’apocalittico Mitt Romney. Purtroppo il nostro modello di riferimento è Grillo/Casaleggio. Emma Bonino dovrebbe promuoversi da sola.

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