«Don’t tell me about Africa. I know all about suffering in Africa», o Benvenuti nel club Io detesto Jovanotti

«E questa è la canzone del complesso del Primo Maggio/che in genere si esibisce sotto il sole di pomeriggio/con la chitarra acustica scordata, calante/che la gente che balla a torso nudo neanche la sente»

E’ primavera e state cambiando le foto profilo togliendovi persino le mutande—avendo cura di includere nell’inquadratura un bambino o un cane per giustificare ogni vostra posa disinvolta. E’ primavera e state facendo programmi per l’estate; andrete un po’ a Berlino, un po’ a Instambul, e vi unirete al gruppo che va in Salento, da quello che ha i nonni lì. E’ primavera, fra poco è il primo maggio e ci sarà il concertone e vi sentirete tutti molto solidali con i morti sul lavoro, con i contadini sottopagati, con i precari, con i cassintegrati. In Carnage Penelope/Foster scoppia in un: «Non venirmi a raccontare dell’Africa, io so tutto dell’Africa», che è la mia frase in codice per: «ho speso una vita per redimermi dal senso di colpa per vivere nel benessere, e fingo di sapere come stanno quelli che stanno peggio di me perché mi fa sentir meglio». Quest’anno vanno molto donne trucidate e omosessuali, segnatevelo. Sarà il festival della retorica della sinistra che ama l’aggregazione sociale ma poi, chissà perché, mah, perde sempre alle elezioni. Hnno già scritto tutto meglio e prima di me gli Elii nel Complesso del primo maggio.

«e senza motivo c’è un percussionista ghanese/che è stato ricollocato in un complesso pugliese/E all’improvviso parte una canzone tipo Van de Sfroos»

Il concerto del primo maggio è la cosa più simile a quelli che la domenica vanno al parco e si portano chitarre e bonghi (sempre gli Elii avevano già detto tutto sull’argomento in  Parco Sempione: Dai barbun cerca de sunà mèj/Che sun drèè a fa balà i pèe /Anca se g’ho vuttant’an vo giò in balera cunt la mia mièe /Ohèèèèè che dü bal/Me te s’cepet l’uregia /Ti, i tò sciavat e i bonghi). Un Sanremo al contrario, dove si finge che qui la musica sia tutto ma in realtà è la nostra celebrazione della primavera. Se solo avessimo le Spring Breakers

E’ quel momento di  celebrazione fricchettona de sinistra, ciclica e stagionale; di quelli che fanno la spesa da Naturasì e ascoltano Guccini e De Gregori ma non hanno orecchio; di quelli che vestono etnico, che indossano le Birkenstock fin dai primi soli pallidi; di quelli che la TV solo Fazio e Gabanelli; di quelli che il capitalismo è una merda e il nuovo saggio di Amartya Sen spiega come progettare responsabilmente il futuro; di quelle che hanno il conto nella Banca Etica; di quelli che ballano su Jovanotti, che è stato (?) il simbolo etno-chic sin da quando cantava la globalizzazione multietnica in L’ombelico del mondo, e si esibiva in pantaloni di cotone, barba lunga e ciabatte, stile Tom Hanks sopravvissuto di Cast Away. (Poi ha fatto i danèe, il mondo è cambiato e lui è invecchiato, e ora si veste stile Pete Doherty di qualche anno fa, ché gli han detto fa molto Rock Elegante. Sarà stata la moglie? quella che fa le foto con l’iPhone come tutte le annoiate senza talento. Ma «è un’artista!», bloggano le amiche. Sì sì, lo so che è smile a quelli che «imparano quattro accordi e ci costruiscono un repertorio»).

«La musica balcanica ci ha rotto i coglioni è bella e tutto quanto ma alla lunga… rompe i coglioni»

E’ una regola non scritta. Se ripeti un concetto, per quanto vero e ragionevole, fino allo sfinimento, romperai i coglioni. Da Pasolini a Dalla fino all’ecologismo e allo sguardo dei poveri in Amazzonia di Giorgio Diritti. Vien voglia di cementificare boschi solo per dispetto. Sarò io ad aver torto, perché voi siete in tantissimi.

Quest’anno ci sarà anche Fabri Fibra, che non potrà cantare «Ho 28 anni ragazze contattatemi scopatemi e se resta un pò di tempo presentatevi /non conservatevi datela a tutti anche ai cani /se non me la dai io te la strappo come Pacciani» perché le associazioni senonorasquadriste non vogliono. Dopo il tour di espiazione via Fazio/DeFilippi, ora Fibra violerà quel diktat autoimposto: «canto in bunker in tendoni in covi morti e nei locali  in piazza e in discoteca ma mai nei centri sociali». Forse quest’anno sarà diverso? no. Il tema è Il festival dal titolo “Musica per il Nuovo Mondo. Spazi, Radici, Frontiere”; che sembra il nome di un programma del Dams. E’ primavera, facciamocene una ragione.

«Complessi del Primo Maggio più importanti tipo Negramaro e Jovanotti sappiate che voi siete i pesci grossi…e prima si esibiscon gli avannotti». 

3 thoughts on “«Don’t tell me about Africa. I know all about suffering in Africa», o Benvenuti nel club Io detesto Jovanotti

  1. Con tutto bene e il limone duro che ti tirerei, che senso ha ‘sto post quando gli Elli hanno già detto, con quella loro canzone G E N I A L E, tutto il dicibile sul concertone-one-one del Primo maggio?

    La mia riflessione è un po’ fuori tema, ma non sarebbe ora che noi blogger la smettessimo di esprimere, sempre e comunque, la nostra opinione quando c’è qualcuno che l’ha espressa meglio di noi?

    Così facendo si eviterebbe di saturare il web e anche la mia mail ché sono iscritto a millemila blog e non riesco a starci dietro e d che nervoso quando scopro che il blogger di turno ha scritto un post inutile.

  2. invece x me sto post è stato utile, non se ne può più davvero di queste agitazioni sociali e pseudosolidarietà! Adoro “ho speso una vita per redimermi dal senso di colpa per vivere nel benessere, e fingo di sapere come stanno quelli che stanno peggio di me perché mi fa sentir meglio”. E no, la canzone degli Elii non l’avevo sentita. (Non mi sono aggiornata granchè sul loro fronte, dopo che ho ritenuto di gran lunga sopravvalutata la Canzone Mononota. Originale sì, ma sopravvalutata).

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