Una non soluzione

E’ il mese del sacrificio. Il sacrificio di Beppe Grillo l’ho sentito oggi, in conferenza stampa, quando di fronte a dei divertiti ed eccitati giornalisti che finalmente avevano materiale originale su cui scrivere i loro pezzi senza dover inseguire una sagoma sulla spiaggia, ha detto: «Io sono uscito dalla mia villa per creare un movimento, sono mesi che non lavoro, che non faccio spettacoli». Grillo si è immolato per noi. Ma non è il solo; c’è anche il sacrificio dell’assessore alla cultura della Regione Lazio. «Il mio è un grande sacrificio: il primo maggio di ogni anno parto per Stromboli e ci rimango fino alla fine di ottobre, da dove produco reddito seduta sul mio terrazzo. Se ho rinunciato a tutto questo deve valerne la pena». Chissà con che tono Lidia Ravera ha pronunciato al giornalista queste parole interrogata sulle possibilità di monetizzare la cultura. In quel«produco reddito» c’è tutto.

L’unico che non aveva voglia di sacrificarsi, che preferiva passeggiare in campagna con la moglie, leggere libri in tranquillità, occuparsi dei nipotini, era Giorgio Napolitano. Colui che a un’intervista con la Stampa diceva: «Non mi convinceranno a restare. Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro, restare sarebbe una non-soluzione. Tutto quello che avevo da dare ho dato, non attribuitemi scelte salviche. Sono contrario a soluzioni pasticciate, all’estero la definirebbero una “soluzione all’italiana”. Tornare indietro sarebbe ai limiti del ridicolo».

Quando il direttore, Mario Calabresi, gli fa notare che è un momento particolare in cui anche il Papa dà in anticipo le dimissioni lui dice: «Ma è un esempio che non calza per nulla perché per un Papa non esiste scadenza e così nemmeno anticipo». Infatti, per un Papa non esiste una scadenza e infatti se ne è andato quando ha voluto. Per un nuovo presidente della Repubblica dovremo aspettare la morte di quello attualmente in carica.

Napolitano è stato incastrato, non voleva sacrificarsi.

I sacrifici. Aveva ragione Cesare Pavese quando scriveva: «In genere è per mestiere disposto a sacrificarsi chi non sa altrimenti dare un senso alla propria vita».

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