Biancofiore, o delle finte bionde

«Non mi preoccupo del loro giudizio, non mi intimoriscono. Anzi, mi piacerebbe per una volta che anche le associazioni gay, invece di autoghettizzarsi e sprecare parole per offendere chi non conoscono, magari condannassero i tanti femminicidi delle ultime ore. Difendono solo il loro interesse di parte»

Biancofiore non è una bionda naturale. La crème della Berlusconi-generation sarà ricordata per tante cose, come per aver insegnato alla cagnolina Puggy l’inno di Forza Italia o dichiarato che l’esecutivo Berlusconi nel 2011 fu «vittima di un complotto internazionale». Verrà ricordata per tante cose ma non per la nomina al dipartimento delle Pari Opportunità durata il tempo necessario da sollevare forti dubbi ed essere sostituita da una *più adeguata* posizione alla Semplificazione. Non avreste fatto lo stesso?

Biancofiore deve avere la sindrome di Tourette. Altrimenti non me lo spiego. E’ l’unica giustificazione plausibile alle deliziose dichiarazioni politically incorrect *involontarie* a cui ci ha sempre abituati. Ha riempito intere stagioni de La Zanzara, il corrispettivo radiofonico al Cafonal di Umberto Pizzi, con perle deliranti su ogni cosa. Prima di oggi non pensavo si potesse usare la carta del femminicidio contro un’altra categoria politica minoritaria. In un certo senso è geniale.

«Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale»

Che la manifesta incapacità e inadeguatezza di Michaela Biancofiore alle pari opportunità fosse evidente fin da subito è irrilevante. Volendo far i maliziosi potremmo suggerire l’ipotesi che l’abbiano scelta proprio per screditare il PDL. Ma il PD non è così geniale, ha seri problemi di posizionamento politico, figuratevi se riesce ad architettare un piano politico. Mentre il mondo esagera nel progressismo noi spartiamo seggioloni in parlamento per assicurare un conservatorismo bipartisan. La tradizione è importante.

«C’è anche una sessualità diversa, che oggi, purtroppo, è estremamente comune»

Che l’abbiano sollevata dopo che su Twitter l’hashtag #Biancofiore esprimesse tutto il dubbio sulla sua nomina avrebbe dell’incredibile solo se quel dipartimento significasse qualcosa. Lo credono solo quelle associazioni omosessuali che twittavano impotenti: «non ci sposeremo mai!!!», come se dipendesse da un dipartimentino ininfluente. Secondo Il Giornale l’aver spostato Biancofiore al dipartimento della Semplificazione e Pubblica Amministrazione dà il senso di quanto «le potentissime associazioni per i diritti degli omosessuali» abbiano influito su Enrico Letta. Un governo grigio, hanno scritto. Poverini, non vivono nella modernità e scoreggiano in pubblico i loro pensierini, e mentre negli Stati Uniti gli unici 8 senatori democratici a dichiararsi dubbiosi sul matrimonio omosessuale fanno ostruzionismo, ma cederanno, mentre ai nostri confini la Francia e la Spagna danno già pieni diritti ai gay, mentre su ogni piano dei consumi culturali il mondo occidentale è gay friendly loro pensano che le associazioni arcobaleno che twittano lo scontento siano la vera lobby, altro che il Vaticano. Eh sì, fortuna che hanno qualcuno che li sorregge economicamente, se no dovrebbero competere con più giovani per un posto da scaffalista all’Esselunga. Senza raccomandazione di Caprotti, possibilmente.

«Per un etero anche un approccio affettivo di un gay crea imbarazzo»

Che dal Pdl si dichiarino «sbigottiti» è normale. Per loro una neoministra senza portafoglio al dipartimento del nulla che, criticata, si difende con: «Non conosco il genere di appartenenza della Concia» è normale. Mi sorprende che non le abbiano dato il Ministero dell’Istruzione a questo genio della semplificazione.

[sulle adozioni gay] Non è una cosa normale, cresceranno in maniera strana. Di solito come Elton John i padri gay sono persone eccentriche, i bambini non possono crescere bene.

Cioè una è così provinciale da fare dichiarazioni sulle adozioni gay in un Paese che in cui persino i diritti di coppia minimi sembrano impossibili, che è così stupidina da ribadirlo in pubblico, vantandosene, come solo una finta bionda può fare, che è così tonta da non sapere la differenza tra genere e orientamento né può dire la solita «ho tanti amici gay», perché se li avesse non avrebbe come modello di riferimento Elton John, ecco, a una così che vuoi dirle? E noi da queste parti non ci andiamo leggeri coi gay.

«Se Dio avesse voluto i froci, avrebbe fatto Adamo e Mario»

Quest’ultima dichiarazione non è di Michaela Biancofiore, ma di Cinzia leoni in Le finte bionde, dei Vanzina, dove interpreta una mora arricchita che vuole disperatamente appartenere a un mondo che le è impedito per cultura. Il colore dei capelli non mente: non sarà mai una vera bionda. Ecco, la Biancofiore vuole disperatamente appartenere al PDL, ma così tanto che fa le inevitabili brutte figure di chi esagera con lo zelo. Ma per quanto si eserciti e si impegni sarà sempre una finta bionda.

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