A NESSUNO FREGA. (Presunti scandali sessuali tra professori e studentesse).

Inizialmente siamo portati a credere si tratti di rabbia da rifiuto. E’ il 1998 e Matt Dillon è ancora un sex symbol. Il film si chiama Wilde Things, ma in Italia è uscito come Sex Crimes, a cui un titolista italiano, non soddisfatto, ha sentito il bisogno di aggiungere “- giochi pericolosi”. Come se non fosse abbastanza chiara la parola sesso. Era il 1998, Dillon era appeso alle pareti delle teenager, e nel film interpreta un professore che viene accusato di stupro da due studentesse. Ma noi non vediamo mai quello stupro e questo ci lascia supporre, a ragione, che non sia mai avvenuto. Quel che inizialmente sembra chiaro a tutti è che le due stanno mentendo. Il motivo, ma questo solo inizialmente, perché il plot cambierà una decina di volte prima di rivelarsi in tutta la sua manipolazione, è il rifiuto di Matt. «Una ragazzina non potrà mai farmi venire», è questa la frase ingenerosa che ha scatenato l’ira della studentessa, Theresa Russell. Peggio di essere molestata è il non essere riconosciuta come ninfetta.

Siamo a Urbino ed è il 2013. Un professore sessantenne viene sputtanato da una studentessa che, in accordo con il suo fidanzato, ha divulgato un biglietto a lei indirizzato sul quale il professore avrebbe scritto: «Ti amo, devo vederti da sola», come fosse un undicenne qualsiasi. Il prof però contrattacca, e ha querelato il fidanzato della ragazza per diffamazione per via di una mail piena di falsità ai suoi danni. Ma pare che il biglietto sia reale. (Il che mi spinge a pensare che la crisi dei sessanta faccia fare parecchi passi indietro). Vita dura per gli scandali in un Paese poco moralista.

Mai lasciare tracce. In America se guardi una studentessa ti licenziano. Be’ forse esagero ma ci siam capiti. In Italia no. Quante lezioni in cui i professori infilavano le loro cattedre e i loro traguardi accademici al solo scopo di suscitare nelle studentesse un certo bisogno: «Sento che devo succhiargli il cazzo». E funzionava! SI sapeva chi fotteva di più e chi meno. Ma forse è per via della facoltà che ho scelto: se è vero che gli studenti sprecano tempo nello studiare scienze inutili è pur vero che l’unico serio motivo per sudare nella scalata accademica è farsi le studentesse. Si chiama fascino del potere. Pare seduca più o meno da sempre.

Il teatro di Sabbath è un meraviglioso libro di Philip Roth. E’ tante cose: la storia di un uomo solo, la realizzazione di perversioni sessuali, la paura di morire,  è anche la vulnerabilità del Porco-Bastardo. Roth mette in nota il testo delle telefonate pornografiche tra Sabbath e una sua studentessa per il nostro piacere. Il professore subirà la gogna pubblica e verrà licenziato.

La maggior parte degli uomini deve sistemare le scopate attorno ai bordi di quelle che definisce faccende più importanti: far soldi, potere, politica, moda e Dio solo sa cos’altro…lo sci. Ma Sabbath si era semplificato la vita e aveva sistemato tutto il resto attorno alle scopate.

In tempi di femminicidi e di gender equalities siamo terrorizzati dall’idea di offendere una donna. (Poi le paghiamo meno, ma l’importante è, da sempre, salvare le apparenze). Qual è il confine tra violenza e desideri irrealizzabili? Chi è il soggetto forte, il professore, che può perdere tutto, faccia compresa, o le giovani studentesse nella parte delle vittime? Siamo sicuri che il potere sia veramente del maschio flaccido, pelato, che per il bacio di una giovane mette in cauzione la propria vita?

Mentre su Facebook una deliziosa ragazza mi raccontava i suoi improbabili desideri sessuali nei confronti di Pippo Civati, in un’altra finestra leggevo quelle che mi parevano le parole più significative per questo clima sessuofobico. «Sono un padre casalingo. Sono un femminista. Ho pensieri erotici su sconosciute che incontro per la strada. Come posso smettere?». E’ il lamento di Andy Hids su Slate. Voglio sperare fosse un pretesto imbarazzante per poter inserire nel suo pezzo quel genio di Louis C.K. con la scena da Live at the Beacon Theater che sintetizza la differenza tra uomini e donne in rapporto alla sessualità nella frase: «Le donne sono delle turiste del sesso, gli uomini ne sono imprigionati». Andy si crede il protagonista di Shame. Quel film di McQueen che dovrebbe farci sentire in colpa del desiderare il sesso anziché l’amore vero. Il problema di un erotomane compulsivo con il cazzone e il corpo di Fassbender: voi capite che l’empatia è impedita fin dai titoli di testa.

It’s really a male problem, not being able to control your constant sexual impulse. Women try to compete. (in a woman’s voice) “Well, I’m a pervert. You don’t know. I have really sick sexual thoughts.” No, you have no idea. You have no idea. See, you get to have those thoughts. I have to have them. You’re a tourist in sexual perversion. I’m a prisoner there. You’re Jane Fonda on a tank. I’m John McCain in the hut. It’s a nightmare. I can’t lift my arms.

Louis C.K.

Andy ha molti problemi. Si sente in colpa ogni qual volta sbircia le gambe di una donna mentre è in fila alla cassa. Chiede aiuto a uno scrittore femminista*, Hugo Schwyzer, che gli risponde con buon senso più o meno così: “rilassati, finché non le infili la lingua in bocca per davvero rischiando la querela va tutto bene; fa parte della crescita”. Ma Andy non è convinto e si rivolge a una di quelle comunità di dipendenza sessuale descritte da Chuck Palahniuk in Soffocare.

Le donne non vogliono la parità dei diritti.
Hanno molto più potere se vestono i panni delle oppresse.
Gli uomini devono essere i nemici che tramano contro di loro. E’ il pilastro sul quale poggia la loro identità.

Soffocare 

Il centralinista gli spiega che si occupano di comportamenti violenti e fantasticare sullo scoparsi le colleghe in ufficio non rientra in alcuna patologia. E’ ordinaria amministrazione. Neanche lui è abbastanza risoluto da liquidarlo con un: “Se sei tanto sconvolto è materiale per il tuo psichiatra, Andy”, e invece dice: “se ci tieni vieni all’incontro”. Probabilmente lo avrà detto distrattamente mentre si faceva l’ennesima sega su YouPorn con Blonde Teen In Her First Brutal Gangbang. O qualcosa del genere.

Andy ha molti problemi, ma non è un misogino. E non ha neanche dipendenze sessuali. Lo so perché all’incontro ha preferito testare su questionari online il suo grado di trasgressione. Così è andato a prendere le figlie a scuola, un campus californiano dove ci sono, pare, molte donne seminude in bikini, e tiene tutto il tempo gli occhi sulla strada evitando di eccitarsi pensando a chissà quale oggettivazione della donna. Fossimo negli anni ’80 capirei.

L’animale morente si spinge sempre oltre. Vuole realizzare i suoi desideri. A volte ne ha paura. Il bello è che non frega un cazzo a nessuno. A nessuno importa se a Andy diventa duro per cinque secondi fantasticando sulla vicina di posto sull’autobus. Anzi probabilmente a quella donna piace che lui fantastichi su di lei, perché non sa che razza di mentecatto è—né può immaginarselo nel dettaglio. Quasi certamente lei sta pensando a cose irriferibili che, con ogni probabilità, non realizzerà mai.

*ebbene sì. Non chiedetemi altro.

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