Vedo solo conigli attorno a me: Canyons e la monogamia

Billy Santoro, un pornostar di Men.com, scrive che gli ci sono voluti 35 anni per capire ciò che a me è già chiarissimo: la monogamia non fa per lui (ormai i miei riferimenti culturali sono quelli che sono). Il luogo comune vuole che per gli omosessuali sia diverso, cioè siamo più liberi. È un cliché nato negli anni della liberazione sessuale, quando i gay ripetevano di non voler essere come gli etero, di non poter basare le loro relazioni su un concetto economico come la monogamia (devo sapere che sei solo mia perché i nostri figli erediteranno tutto, e mica possono essere figli dell’idraulico). Di considerare il sesso per quel che è: una funzione fisiologica. Le cose oggi sono un po’ diverse. Era il 1998, e Advocate, magazine storico di cose gay, dedicava la copertina all’argomento: «Monogamy – Is it for us? Relationships that work with it and without it». Di mezzo c’è stato Brokeback Mountain e tutta una retorica sull’amore universale, e oggi gli omosessuali vogliono sposarsi e non sognano più una relazione queer, aperta e altrettanto problematica. Preferiscono la paritaria infelicità.

La monogamia continua a essere una frustrazione per tutti coloro che non ci sono portati naturalmente. Qualche giorno fa un’amica affranta da una lunga relazione finita per senso di colpa – lei la considerava molto aperta, lui molto chiusa: tutta questione di prospettiva -, mi fa, con lo sguardo e il tono di chi si sente innegabilmente colpevole: «Forse la monogamia non fa per me». Benvenuta, accomodati, c’è molto spazio.

Canyons è il film più commentato della stagione. Un po’ perché lo ha diretto Paul Schrader (quello che ha sceneggiato Taxi Driver e American Gigolò); un po’ perché lo ha sceneggiato Bret Easton Ellis (ovvero quello che ha creato il personaggio letterario più interessante degli ultimi decenni, Patrick Bateman di American Psycho); un po’ per via degli attori: la cattiva ragazza problematica Lindsay Lohan e il bravo ragazzo del porno James Deen. Il film è bruttino, diciamolo subito, ma è utile per parlare di monogamia vs. non-monogamia.

Siamo a cena, cioè il momento di massimo imbarazzo nel cinema americano. Due coppie, un triangolo. Christian (J. Deen) sta con Tara (L. Lohan), con cui non solo si diverte ad avere incontri sessuali a tre tramite sex app (e qui c’è il primo tocco gay di Ellis che fa funzionare Grindr anche per i ricchi annoiati di Los Angeles, gayzzandoli), ma si diverte molto anche a farlo sapere in giro perché: «Nobody has a private life anymore». Di fronte a loro c’è Ryan, un manzetto biondo senza nessun apparente talento fuorché quello di essere l’amante di Tara e l’essere fidanzato con l’assistente di Christian, motivo per cui viene scritturato per fare questo film horror a basso budget in Messico (cioè: horror + indie + Messico, poteva dircelo più esplicitamente Ellis che l’intero progetto è senza futuro alcuno?). Siccome i personaggi li ha scritti Ellis non hanno nulla di interessante da dirsi. La conversazione langue, allora Christian spiega la sua dinamica di coppia. Dice che usa quest’applicazione che «Rende le cose semplici», cioè permette di incontrare quelli coi gusti simili ai tuoi, tramite profili aperti e foto. Ryan, che è «un ragazzo tradizionale», cioè si scopa la fidanzata di Christian ma senza renderlo noto (la monogamia eterosessuale sembra essere inventata apposta per dar vita al tradimento), fa a Christian un’obiezione appropriata: «Non sei geloso?».

Ho amici che credono fortemente che «se non lo sa nessuno, non esiste». Se nessuno viene a sapere che hai scopato in giro vuol dire che non è mai avvenuto. Avete presente quella cosa dell’albero nella foresta, del nessuno che ascolta il suono, del rumore eccetera. Vuol dire che sei fedele, che la cronologia delle tue chattate è stata cancellata e così anche ogni memoria dell’avvenuto amplesso. E sono così autoconvinti di ciò da permettersi la gelosia verso i loro partner. È lo stesso atteggiamento di Christian. Christian e Cynthia, la sua insegnante di yoga con cui non fa yoga, sono a letto: lei lo bacia e lui perde l’erezione (l’intera sceneggiatura è disseminata di roba gay, l’ho già detto), e le spiega che vuole solo un’amante con cui divertirsi, nessuna complicazione (che è la frase più tradotta su ogni profilo in siti d’incontro del mondo: solo sesso, no complicazioni. Che signfica: non innamoriamoci, vi prego). Poi lui ammette di essere geloso di Tara e allora lei, Cynthia, fa l’obiezione più ragionevole: «Ma con quello che fate che ti frega?». Gli frega a tal punto da farla pedinare e hackerare l’account Facebook e il suo cellulare (cioè le tecnologie colpevoli di aver semplificato il modo in cui tradiamo/scopiamo in questo secolo).

Bisogna aver sviluppato parecchi anticorpi per non essere gelosi. Puoi avere la relazione più aperta di questo mondo e tuttavia non riuscire ad accettare che il tuo partner goda con qualcun altro senza la tua presenza. Come cazzo si permette di godere senza di me? Senza il mio controllo o la mia supervisione?

Succede una cosa interessante quando entrambi, Tara e Christian, scoprono i rispettivi tradimenti. Iniziano a discutere ma c’è una coppia che vuole fare a quattro. Tara insiste perché Christian baci l’altro ragazzo, che finirà per fargli un pompino. (Questo è il secondo pompino del film, il primo è quello fatto da un gay nella produzione a Ryan, ed è tutta una manipolazione di Christian per screditarlo agli occhi di Tara come rentboy; in realtà è l’ennesimo pretesto di Ellis per infilarci sesso gay). Cioè ribalta il rapporto di forza tra Tara e Christian: prima è lui a voler vedere la sua ragazza farsi le altre, ora è lei a trattare lui da oggettino sessuale. In altre parole: ora è lei a usare lui. (Qui poi ci sarebbe anche tutto un discorso metacinematografico di Ellis sul ruolo del regista dallo sguardo attivo, che dirige e dice agli altri cosa fare, e il ruolo dell’attore, cioè quello che agisce e si lascia guardare passivamente, discorso che vi risparmio perché non so se dare la colpa a Schrader o a Ellis o ai gender studies.)

Tutto quello che avviene dopo peggiora notevolmente un già mediocre film. C’è un omicidio, che serve per rispettare i codici di genere (sarebbe un thriller erotico), e per ratificare la follia di Christian (che sarebbe un Bateman fuori tempo massimo).  A me viene in mente quello che diceva Isaac/Woody Allen in quel capolavoro che è Manhattan: «Io sono all’antica, non credo alle relazioni extraconiugali: credo che ci si dovrebbe accoppiare a vita, come i piccioni o i cattolici». Io attorno a me vedo solo conigli.

COSE IN CANYONS CHE HO APPREZZATO

La coppia più scazzata del mondo

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che non perde tempovlcsnap-2013-08-19-17h02m55s54

Il casting lo ha fatto sicuramente Bret Easton Ellis, qui un esemplare di beefcake (traducibile in manzetto)

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Questi scopano tutto il tempo, fanno roba a tre, perché lo sceneggiatore è gay e ha deciso così.

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Nascono problemi

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Mentire non basta piùvlcsnap-2013-08-19-17h06m53s133

Quando il biondino cerca di riconquistare Tara lei gli spiega senza mezzi termini come funziona la sua relazione con Christian

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Ci sono svariati momenti gayvlcsnap-2013-08-19-20h00m18s245

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Quando Deen si sente usato

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Considerate che la gamma espressiva di Deen si esaurisce in queste due pose

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E la Lohan sembra Alba Parietti con la raucedine

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