Santoro, Bonev e Britney Spears

Il servizio pubblico per Santoro è quella cosa che ti riporta al 2010 parlando di mutande, viagra e melò, e fingendo sia una questione irrinunciabile per l’intero Paese. «Mia madre mi picchiava con l’anello sul viso. C’ho fatto pure un film», dice a un Belpietro scatenato una disarmante Michelle Bonev, ospite ieri sera da Santoro, il quale ha confermato di voler vivere nel giorno più bello della sua vita, quello in cui Berlusconi gli ha spolverato la sedia. Una puntata della Soap «I Love my country», in onda da circa vent’anni, in cui il personaggio che credevamo sepolto, tale Bonev, la blogger-attrice-regista-fidanzata-amante e chissà cos’altro, ha deciso che la Verità doveva essere detta. E contestualmente pubblicizzare uno dei film più brutti e divertenti di sempre, Goodbye Mama (che non è un film brutto, scusate, è un film «scomodo per il potere». Mitomania, Sono-Napoleone, eccetera). Un giorno poi bisognerà che qualcuno le suggerisca che rivelare qualcosa su di sé equivale a dire la verità (ammesso ce ne importi qualcosa), rivelare pettegolezzi sulla relazione tra Pascale e Berlusconi -in cui lui le dà la cornetta del telefono in testa- si chiama farsi i cazzi altrui. Pettegolezzo, gustosissimo pettegolezzo.

Lei dice che la fidanzata di Berlusconi, Francesca Pascale, è lesbica. E che Berlusconi, insomma, ha architettato tutto. Di vero lì c’è solo il cane, (che però non si chiama Dudù ma verosimilmente Fido, o Cane. Come volete lo chiami un quasi ottantenne?). E ce lo dicono così, rovinando il nostro modello di relazione ideale costruito da un giornale solido e credibile come Chi? Non ci eravamo ancora ripresi dal sapere che la famiglia del Mulino Bianco non esiste.

Ci racconta anche com’è andata con la storia del finanziamento a quel flop di Goodbye Mama. Senti, se mi vuoi parlare dimmi cose concrete e non farmi perdere tempo, fa B. Vorrei produrre una fiction con la tua società per dimostrare il mio valore, risponde lei. Lui porco pragmatico, lei mitomane arrivista. Lui le fa capire che deve dargliela e lei capisce. Nel mentre piovono milioni (i nostri, ché la Cultura va sovvenzionata).

Il conduttore la difende. «Di sicuro da oggi per lei non sarà più facile lavorare nel suo mondo», dice Santoro, senza ridere, come se 1) sapesse qual è il *suo mondo*, 2) lei abbia mai lavorato un giorno in vita. Poi Travaglio ci ha spiegato che oramai Berlusconi è insputtanabile perché è fin troppo sputtanato. In realtà, piccolo mio, è che frega solo a voi. Quel che succede è che metà del paese trova simpatico questo anziano signore accerchiato da donne vampire. Pure lesbiche. La sua rovina.

Una di cui fidarsi.

È il mese delle vittime. Prima Madonna ha rivelato ciò che c’era già sulla sua pagina di Wikipedia, ma che il mondo si era dimenticato di sapere, cioè che al suo arrivo a New York è stata stuprata. Poi Lapo Elkann ci dice che è stato abusato a 13 anni in collegio. E, infine, la Bonev che è «vittima del Sistema», meglio di niente. Tutti sono vittime, tutti tranne lei: Britney Spears. Se solo avessimo dei montatori con un minimo dell’umorismo (e ce li abbiamo) e gay (e li abbiamo! e non so cosa sia potuto andar storto), avrebbero montato il nuovo singolo di Britney Spears sotto le interviste. Il testo è molto coraggioso e al tempo stesso anacronistico.

You want a hot body? You want a Bugatti?
You want a Maserati? You better work bitch

You want a Lamborghini? Sip martinis?
Look hot in a bikini? You better work bitch
You wanna live fancy? Live in a big mansion?
Party in France?
You better work bitch, you better work bitch
You better work bitch, you better work bitch

Now get to work bitch!
Now get to work bitch!

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