Prediciottesimi, o dei terroni e della neve

Fortuna non ho più l’età. Sono entrato nel vortice dei prediciottesimi, dove narcisismo 2.0 e meridionalismi danno vita a deliziosi siparietti. Sono video autopromozionali di giovani ragazzi che celebrano l’entrata nell’età adulta, cioè quell’età in cui uno finalmente può guidare, può bere superalcolici, può votare. (Il Pd, se esiste ancora, prenda nota di come accaparrarsi i loro voti). Quell’età che ti fa fare cose di cui ti pentirai fra cinque, forse dieci anni— sarà tardi. Farsi fotografare fa tanto 2000; oggi ci si fa girare direttamente i backstage. I terroncelli, manco a dirlo, sono i pionieri di questa moda. Gli studi fotografici, a soli 770,00 fino ad un massimo di 2000 euro, sono pronti ad esaudire ogni vostra perversione. Il montato viene poi proiettato su maxischermo durante la festa dei vostri principini. Avrei tanto voluto fissare la mia effimera giovinezza in Pre-Diciotto a firma di un fotografo catanese, ma ormai è troppo tardi. Sono marcio. Non ho più l’età. Continua a leggere

Amanda T. salviamo gli adolescenti dalla loro auto-rappresentazione online

Nel romanzo d’esordio di Jeffrey Eugenides – Le vergini suicide, c’era già tutto. Quando al primo tentativo di suicidio il medico dell’ospedale dice alla giovane Cecilia Lisbon che non ha ancora l’età per capire quanto è complicata la vita, lei risponde: «Evidentemente lei dottore non è mai stato una ragazzina di tredici anni». Digitate su YouTube il tag «If you really knew me» e otterrete 235.000 video di teenager che raccontano al mondo la propria disgraziata e prematura autobiografia. Cecilia aveva ragione.

Premessa: questi video sono l’adattamento grassroots del fortunato format prodotto da Mtv che riprende l’iniziativa del Challenge Day, un’organizzazione no profit dotata di un team di esperti in psicologia famigliare che aiuta gli studenti a relazionarsi senza «Imaschere o sovrastrutture». Lo scopo è creare una «Iconnessione emotiva attraverso la celebrazione della diversità». Alla fine della giornata i team leader radunano i ragazzi in palestra e li incitano a raccontarsi i propri inconfessabili segreti. In pratica terapia di gruppo + esposizione mediatica. Forti (le cheerleader, i quarterback, la reginetta della scuola) e deboli (i nerd, i grassi, gli emo) si abbracciano tra i singhiozzi. Tutti condividono empaticamente -forse per un effimero e irripetibile istante-, il dolore dell’altro. L’ambizione del Challenge Day è eliminare il bullismo; che nel nord america è roba seria – pare riguardi 13 milioni di vittime. Continua a leggere